Il compostaggio     

 

Vandana Shiva ci ricorda che “l’economia dominante è soltanto uno dei tre sistemi di sviluppo economico esistenti al mondo”, ma noi occidentali non la prendiamo sul serio. Le  preferiamo l’ideologia dell’economia di mercato, unica forma possibile di produzione e la conseguente e distruttiva illusione di un uomo divenuto dio senza limiti e senza regole.

In realtà “la natura è il  più grande produttore del mondo” e “l’ingegno e le capacità produttive degli esseri umani appaiono insignificanti in confronto all’economia della natura.”

“La natura produce beni e servizi quale l’acqua che viene riciclata e distribuita attraverso il ciclo idrico, i microrganismi che rendono fertile il suolo, l’impollinazione che consente alle piante di riprodursi. … L’economia della natura è il primo e fondamentale fattore di sussistenza su cui si fonda qualsiasi modello di sviluppo.”[1]

Queste affermazioni non riguardano dispute teoriche e circoli ristretti di accademici. Servono alla vita e a tutti coloro interessati alla costruzione di un nuovo paradigma di civiltà.

 

Dalla natura apprendiamo che il concetto di rifiuto (scarto) è esclusivamente umano. Nei suoi grandiosi cicli produttivi, infatti, nulla viene scartato. Ogni sostanza organica morta viene decomposta da microrganismi già presenti in essa o presenti nel terreno ove è posta, generando acqua, anidride carbonica, sali minerali e humus. In parole semplici, miliardi di batteri, funghi, muffe, vermi e insetti mangiano e digeriscono ciò che ha cessato di vivere, ad esempio le foglie che ad ogni stagione cadono ai piedi degli alberi di un bosco, producendo, con le loro deiezioni e i loro corpi morti, l’humus.

Alcuni di essi, nel loro perenne muoversi alla ricerca di cibo, creano cunicoli che rendono soffice il terreno consentendo la necessaria presenza di ossigeno e umidità. L’azoto contenuto nelle sostanze organiche decomposte può essere salificato, quindi solubilizzato e trasformato in un nutrimento assimilabile gradualmente dalle piante. Il carbonio è rimesso nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica in modo che, attraverso la fotosintesi clorofilliana, possa divenire nuovamente biomassa vegetale vivente.

E’ probabilmente l’incontro sinergico di molti composti in molti processi fisici, chimici e biologici a produrre humus e a renderlo il rimedio migliore per rinvigorire una terra ormai impoverita dallo sfruttamento intensivo e dall’uso dissennato dei concimi chimici. Questi ultimi arricchiscono il terreno di particolari sali minerali ma finiscono con l’impoverirlo di tutte le altre migliaia di sostanze che dovrebbero mantenerlo in vita. Sono il frutto di una concezione scientista e riduttivista della realtà a cui la complessità dell’humus può porre rimedio. Per rendersi conto di ciò basti ricordare che il sottobosco è un super organismo che vive in un delicato e complesso equilibrio: “un ettaro di suolo fertile, fino ad una profondità di 30 centimetri può contenere più di sette tonnellate d’esseri viventi, (batteri, funghi, protozoi, alghe, nematodi, anellidi, insetti).[2]  L’humus, trattenendo ossigeno e umidità nella giusta quantità e i numerosi sali minerali necessari alla vita, è l’ambiente adatto a mantenere invariato quest’equilibrio.

Il compostaggio è una pratica antica e semplice che riproduce, in tempi minori e in modalità controllate, i processi naturali destinati a formare humus. I nostri vecchi, che avevano l’intelligenza di imitare la natura, lo sapevano benissimo.

Oggi, il compostaggio, oltre ad esserci utile economicamente, ha ancora molto da insegnarci. Ci dona un prezioso e diretto contatto con la natura ormai precluso a molti umani e insieme ci costringe a misurarci con i circa 540 kg di rifiuti che, in media, ogni italiano produce in un anno: se ognuno si facesse carico di ciò che quotidianamente butta come scarto, si vivrebbe tutti un po’ meglio e si darebbe un grande segnale di civiltà.

Praticarlo educa a comperare merci prive di confezioni o con confezioni leggere o a scegliere solo i negozi che ne sono provvisti. E fa capire la necessità di riciclare tutto ciò che è possibile.

Il compostaggio è una forma naturale di riciclo che può comportare anche significativi vantaggi economici.

I municipi incentivano l’utilizzo di compostiere praticando sconti sulle bollette pagate per lo smaltimento dei rifiuti. Bisognerebbe generalizzare questa pratica in tutti i comuni e magari richiedere un ulteriore sconto per i cittadini più virtuosi. Inoltre, utilizzando l’humus prodotto, sia direttamente sulla terra, sia nei vasi dei fiori che abbelliscono i nostri balconi, si risparmierebbero i molti denari spesi in terriccio e in concimi chimici.

Il vantaggio economico maggiore è, però, quello che si ricava arricchendo la terra di tutto ciò che le serve per divenire vitale.

 

La pratica del compostaggio

 

Chiunque può produrre dell’ottimo humus.

Anche coloro che vivono in appartamenti e che non possiedono terra possono comperare o costruirsi una compostiera da utilizzarsi in un angolo del balcone. Servirebbe solo qualche modesta conoscenza atta ad evitare piccoli ma spiacevoli inconvenienti.

E’ ovvio che i materiali non degradabili come plastica, vetro o metalli o anche  degradabili ma contenenti sostanze nocive come carte patinate o stampe colorate, non debbono essere usati. Quelli che invece possono essere utilizzati sono suddivisi in verdi contenenti azoto e in marroni contenenti carbonio. Ai primi appartengono scarti di verdura, erba e in genere gli avanzi di cibo e tutti gli scarti prodotti in cucina; ai secondi foglie secche, ramoscelli sminuzzati, paglia, carta, cartone e segatura.

Il rapporto fra carbonio e azoto contenuto negli scarti raccolti, deve essere di 30 a 1 perché i microrganismi che dobbiamo mettere al lavoro abbisognano di ossigeno (sono tutti  aerobi), una giusta umidità  (50/70%) e temperature comprese fra i 5 e i 70°C.

In mancanza di ossigeno, o in presenza di acqua o di secchezza, di troppo caldo o troppo freddo, muoiono facendo prevalere così microrganismi anaerobi che fanno marcire i rifiuti producendo cattivi odori e anche sostanze tossiche per i vegetali che dovrebbero crescere nei terreni su cui il composto verrà versato.

L’ossigenazione viene garantita abbastanza facilmente quando il compostaggio viene fatto in giardino con il metodo del cumulo. Basta utilizzare la giusta quantità di scarti verdi e scarti marroni e, ogni tanto, rivoltare il composto con un forcone.

Quando invece il processo è ottenuto in una compostiera, essendo impossibile rivoltare il materiale, occorre fare in modo che possa avvenire un’adeguata aerazione. Se la compostiera viene costruita in casa utilizzando un bidone in plastica, occorre predisporre sufficienti fori, distribuiti in modo uniforme, sull’intera sua superficie ad esclusione del coperchio. Il fondo, anch’esso ricoperto di fori, dovrà essere appoggiato su piedini e collocato all’interno di un recipiente basso più grande – un sottovaso – in modo da raccogliere l’eventuale percolato che si dovesse formare. All’interno del bidone, nella parte centrale e forata del fondo, potrà anche essere collocata una piramide, più o meno alta e con le pareti forate, che contribuirà a far circolare aria e quindi ossigeno nel sistema.

L’umidità la si controlla aggiungendo rifiuti marroni, legno sminuzzato o cartone,  se è troppo elevata e acqua, lentamente e con un annaffiatoio, nel caso fosse troppo bassa. La giusta umidità è data quando stringendo parte del composto in una mano la si percepisce sulla pelle senza che però fuoriescano gocce di liquido.

La temperatura è più difficile da controllare. Normalmente dopo l’aggiunta di rifiuti verdi tende ad alzarsi fino a 50/60°C  e ciò è un buon segno, poi, quando il composto aggiunto è sufficientemente degradato, tende a uniformarsi a quella ambiente. Si può porre il cumulo sotto un albero a foglie caduche in modo da avere fresco in estate e sufficiente sole in inverno e porre la compostiera in un angolo non soleggiato della casa.

Molti altri utili consigli possono essere trovati nei numerosi siti internet in cui si descrivono minuziosamente, anche con ottimi filmati, sia le pratiche del compostaggio sia le modalità di costruzione della  compostiera.[3]

Qui ci limitiamo a segnalare come utile la collocazione nel fondo del cumulo o della compostiera di rametti che favoriscano il drenaggio, aventi la stessa funzione cioè, dei cocci posizionati nel fondo di un vaso di fiori. Nel caso si utilizzi una compostiera, e solo se non è direttamente posta sul terreno, è consigliabile l’aggiunta di qualche lombrico.

 

Gli inconvenienti che potrebbero sorgere e le giuste soluzioni da adottare per neutralizzarli, emergono già da quanto detto.

Per comodità riassumiamo i tre casi più frequenti.

I cattivi odori provengono da un eccesso di azoto, da una mancanza di ossigeno e dalla presenza di ristagno liquido sul fondo. Si eliminano rivoltando il cumulo e aggiungendo rifiuti marroni, come legnetti triturati, cartone o paglia, che variano il rapporto azoto/carbonio in favore di quest’ultimo e rendono più morbido il compost consentendo una maggiore aerazione. I ristagni, che oltre a puzzare attirano zanzare, sono eliminati migliorando il drenaggio sul fondo.

La presenza di moscerini è causata dal materiale fresco posto sopra il cumulo a diretto contatto con l’aria. Basta coprire con materiale vecchio, rivoltando la parte superiore del cumulo, per eliminarli del tutto.

La presenza di topi o di altri animaletti è causata dagli scarti proteici provenienti dalla cucina. Questi dovranno essere coperti da compost vecchio. Meglio sarebbe versarne il meno possibile nel cumulo o nella compostiera. Ottimo sarebbe non consumare carne e pesce in cucina.

 

Da ultimo due piccole avvertenze.

E’ conveniente setacciare l’humus prima di utilizzarlo: le parti più grosse possono essere rimesse nella compostiera dove serviranno ottimamente a mantenere la porosità dei futuri rifiuti.

Se la maturazione non è completa il compost è ancora attivo e instabile. In questo caso non va usato a diretto contatto con radici o con semine. Solo quando è divenuto totalmente humus, cioè scuro, inodore e somigliante a della buona e soffice terra – generalmente ciò avviene nel giro di un anno – può essere impiegato come terriccio per i fiori, per le semine e anche a diretto contatto con radici.

 

Giuseppe Laino

 

Cravagliana,  28 aprile 2011

 

 

 

[1]  Vandana Shiva in  Il bene comune della Terra – Feltrinelli, 2006

 

[2]  Manuale di  compostaggio – Italia nostra- Genova

in  http://www.scribd.com/doc/4334756/Manuale-compostaggio

 

[3]  Ho consultato con piacere, fra i molti visionati,                                      http://www.ermesambiente.it/wcm/ermesambiente/primo_  piano/2007/03ott_compost/Manuale_compostaggio_1746.pdf

che è prodotto dall’ ARPA regione Valle d’Aosta perché semplice ed esauriente e  http://equoecovegan.blogspot.com/searc/label/Tutorial%20compost

perché il discorso riguardante il compostaggio è inserito in un contesto molto interessante di cui autoproduzione e concezione vegan sono i tratti dominanti.

Contiene un filmato su come costruirsi una compostiera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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