Un gruppo di lettura

Una volta, molti anni fa, proposi agli amici della sinistra che allora frequentavo regolarmente, la formazione di un gruppo di lettura.

La sera concordata per il primo incontro aspettai a lungo che qualcuno arrivasse e mi aprisse il locale. Aspettai fino a sera inoltrata, seduto sul gradino alto di un marciapiede, davanti la porta chiusa del locale buio e fra auto parcheggiate lungo la strada. Poi, disperato e solo, me ne tornai a casa.

Loro se ne erano semplicemente dimenticati.

Dopo qualche giorno, molto rammaricati, mi chiesero scusa ma dell’iniziativa non ne volle sapere più nessuno.

Sono abituato a parlare con chi ha un progetto già elaborato e confezionato altrove, in sedi considerate centrali e di altissimo livello; con chi conosce già tutto a priori e che per questo non sa né ascoltare, né apprendere. O con chi ha sempre l’agenda piena e con ciò vuole fare intendere che non ha spazio per nuove idee.

Ma il tempo in cui la prendevo male è passato e ora, più pacatamente, penso che le periferie siano pronte a riprendersi il loro potere, che la sordità sia un difetto possibile a curarsi e che il tempo per una cosa giusta vada trovato anche nel caso si fosse già molto impegnati.

È per questo che insisto testardo. E alla fine, qualche volta, vengo anche premiato come mi sembra stia succedendo in questi giorni con gli amici di Viva via Gaggio.

Per il gruppo valente, ma ancora troppo sparuto, che ha deciso di impegnarsi nella difesa di via Gaggio, penso siano importanti due cose.

La prima è l’amplificazione su scala nazionale delle proprie iniziative perché la difesa di un bene comune come il territorio, coincide con un sacrosanto diritto che per definizione è di ogni uomo, ovunque risieda.

Il coinvolgimento di organizzazioni nazionali come il WWF o il FAI nelle persone dei loro massimi dirigenti, di promotori di altre battaglie come quella contro l’inceneritore a Tivoli e di un noto personaggio pubblico come Philippe Daverio, hanno fatto il successo meraviglioso dell’iniziativa del 27 di maggio. Bravi! E avanti così.

Ma la buona riuscita dell’ultima domenica di maggio non può far dimenticare che è essenziale coinvolgere, anche e in primo luogo, coloro che abitano il territorio. È in quest’ottica che proposi qualche giorno fa la costituzione di un luogo della memoria in cui trasformare in storia le voci, i corpi e i ricordi dei nostri concittadini più ricchi di esperienze.

La storia orale è una realtà molto diffusa ed è così facile documentarsi su come tecnicamente sia possibile costruire un archivio che, in questa sede, non vale la pena perderci tempo. Mi interessa insistere su altro.

Se gli esponenti del comitato Amici di Via Gaggio volessero attuare la proposta non dovrebbero gestirla in prima persona. Dovrebbero invece trovare e valorizzare altre capacità di cui il territorio è sicuramente ricco.

Possibile che non ci sono seri studenti disposti a lavorarci sopra?

Io sono convinto che si potrebbero elaborare anche delle ottime tesi di laurea su un simile argomento. Sono convinto si possano coinvolgere scuole, biblioteche o associazioni di cittadini che hanno a cuore la storia locale.

Possibile che non ci sono tecnici del suono e della luce o buoni fotografi disposti a registrare le voci dei nostri padri, capaci di filmarli e di fotografarli? E che non ci sono intervistatori curiosi di ascoltare e capaci di porre domande?

Possibile che non c’è nessuno che, possedendo vecchie fotografie, non sia disposto a farne di nuove negli stessi luoghi per confrontare l’antico con il nuovo? Per capire cos’è avvenuto in questi ultimi anni?

Provate a pensare quante persone potrebbero essere coinvolte. E a immaginare che ognuna di loro porti altre idee, altri contributi.

Quanti individui verrebbero attratti nella battaglia a difesa del territorio?

Con gli stessi scopi vorrei proporvi ora un’altra iniziativa.

Mi piacerebbe che gli amici di Viva via Gaggio promuovessero la costituzione di un gruppo di lettura che, con una periodicità da stabilirsi insieme, si riunisca per affrontare ogni sera un libro diverso. Le modalità con cui lavorare potrebbero essere le seguenti.

Una sola persona avrà, ogni volta e nella più totale libertà ed autonomia, il compito di scegliere e presentare il libro di cui leggerà i brani che faranno emergere il dibattito. Ognuno, a rotazione e aiutato dagli altri, imparerà così ad esporre e ad esporsi. Imparerà a costruire un discorso e ad esprimersi in pubblico con la giusta sicurezza. Ognuno con le proprie capacità, sensibilità e conoscenze.

Insieme, si tornerà ad apprendere, e a provarne piacere. Si tornerà a discutere e a fare cultura in un territorio che ne è stato privato per lungo, troppo tempo.

Insieme ci si aprirà a tutti coloro che lo vorranno. E si tenterà di accendere un modesto lumino che, in un’epoca di spaesamento generalizzato come la nostra, non sarà affatto cosa di poco conto.

Insieme si capirà che la difesa di un territorio passa attraverso la presa di coscienza degli uomini che lo abitano. Attraverso la costituzione di nuovi e forti valori. E che è proprio per questo motivo che il Comitato di Viva via Gaggio dovrebbe farsi carico anche di questa iniziativa.

Insieme e a poco a poco, si potrà costituire una conoscenza condivisa e una consapevolezza che potranno essere molto utili ad affrontare il futuro difficile che si approssima.

Io ci sto, anche se le persone disponibili fossero poche.

A quando il primo incontro?

Giuseppe Laino

Ferno, 8 giugno 2012

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