DENTRO CASA E APPENA FUORI

Il secondo capitolo della trilogia
PASSATO-PRESENTE-FUTURO

Dentro casa e appena fuori Un agghiacciante delitto scuote un’altra volta la quiete di Brughiera Seprio.
Un ospite indesiderato coinvolge Gianni Rej, ormai scrittore di discreto successo, in una nuova indagine tra gli abitanti del paesotto lombardo.Anonimi condomini, villette a schiera e cascine svelano mondi diversi: i salottini delle interminabili discussioni di vecchi comunisti e le cantine sovraffollate di sempre nuovi immigrati; la stanza delle storie incantate di Alcina e la cucina dai mille profumi del maresciallo Uccellatore.
Internet come il Grande Fratello?
No, il vero potere occulto è più vicino di quanto si pensi.

                                                                                                                                                             

VIA GAGGIO

Come dimenticarsi di via Gaggio? I personaggi che popolano questo romanzo sono assorti nei loro pensieri e nelle loro azioni quasi vivessero in un mondo astratto, al di fuori di ogni ambito naturale. La loro rovina è annunciata perché hanno scisso l’uno in due fantasticherie, lo spirito e la materia. La natura non è uno sfuocato e inutile sfondo: è sempre la causa prima del nostro esserci.Per questo motivo via Gaggio, sebbene non venga neppure citata, è presente in copertina. Per gli abitanti di questo dissanguato lembo di terra ove abbiamo avuto il destino di risiedere e dove sono ambientate la mie storie, rappresenta la natura intera. La lotta per la sua conservazione è una necessità vitale per ognuno di noi e per tutti coloro che pensano ad un futuro migliore. La sua sopravvivenza consentirà un’idea diversa di mondo e già, fra coloro che la frequentano, sta creando relazioni diverse. La presenza di via Gaggio in copertina, come avvenne nel caso del mio precedente romanzo, è come un marchio che deve notarsi prima di ogni altra cosa.
Accadrà anche nella copertina del terzo romanzo che, forse, uno di questi prossimi anni, concluderà il ciclo di questa mia trilogia.

In anteprima

la PREFAZIONE dell’amico dottor Libero Abdellah Morveti

Egregio professor Laino,

con vivo piacere rispondo all’invito del Suo editore e, proprio nella mia veste di Sindaco di un «buco di paese da niente come Brughiera Seprio», mi rivolgo a Lei con l’intento di parlare ai suoi lettori. Nel suo precedente romanzo ebbe il buon cuore di definire la mia terra nel modo irrispettoso sopra detto, ma poi continuò imperterrito, con identiche ingiuriose parole, ad insultare anche la mia gente: «quello schifoso paese e [i] suoi abitanti troppo orgogliosamente padani», «la buona e onesta e lavoratrice gente di Brughiera così facilmente e ferocemente aizzabile».
E questo fu solo l’antipasto. L’antipasto di un’abbuffata di malignità e cattiverie di una tal ferocia, da costringermi a interrogarmi sulla presenza di movente e mandanti.
Una siffatta ferocia, una campagna di odio perpetrata a mezzo inchiostro, ci ha lasciati sbigottiti e sgomenti.
Si rende conto dell’onta, del danno, dell’offesa?
Io e la mia giunta abbiamo seriamente valutato di adire alle vie legali e i nostri avvocati erano pronti a istruire la querela.
Nella nostra magnanimità e nella imperitura convinzione che l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio, abbiamo poi ritenuto più virtuosa la strada riparatoria di questa mia lettera, con la quale respingo sdegnato le allusioni e illazioni presenti sia in Dove son nato non lo so, che in questa sua nuova opera, Dentro casa e appena fuori.
Non siamo affatto preoccupati, sia ben inteso, dalla diffusione del suo negativo e devastante pensiero perché il suoi romanzi/saggi hanno un pubblico limitato ai soliti (e forse neppure) quattro amici. La gente oggi ha bisogno di distrazioni e giochi – le dispiacerà ma è la realtà – e guarda con sospetto e anche con cattiveria i cosiddetti spalatori di nuvole. Stia dunque attento, Lei, a cosa dirà e farà in futuro. Per quanto ci riguarda siamo soddisfatti che Le sia imposto come prefazione questo nostro intervento con cui vogliamo solo ripristinare un poco di verità.

Professor Laino, non riusciamo a comprendere l’origine di tanto livore nei confronti di Brughiera Seprio e dei suoi amministratori. A suo dire, anche normalissime scelte urbanistiche e architettoniche riguardanti le singole villette che adornano il nostro territorio, frutto e scrigno dell’impegno, nonché dei risparmi e dei sacrifici dei singoli cittadini, celebrano il «trionfo dell’individualismo e la conferma che le varie amministrazioni che si sono succedute nel tempo hanno dimenticato l’interesse generale».
E l’intitolazione di una strada comunale, il semplice gesto di riconoscenza nei confronti di un grande Statista immolato sull’altare dell’ipocrisia e consegnato inerme a un linciaggio popolare indecente per uno Stato civile, nel suo libro fa «presagire la consapevole complicità dei vari politici».
uei politici che lei inesorabilmente condanna, invece, lo debbo ribadire con forza, non fanno altro che sottrarre tempo ed energie alla propria vita personale, per badare al Bene comune con spirito di sacrificio.

È inoltre ingeneroso e sin troppo facile speculare, come Lei ha deciso di fare, sui drammatici e luttuosi fatti di cronaca nera che hanno sconvolto la nostra cittadina. Non si tratta di mafia, né di razzismo, né di qualsiasi altra oscura trama. Sono solo singoli casi che rimangono comunque molto sporadici.
Il progresso ci tocca, purtroppo, anche con i suoi effetti collaterali con i quali abbiamo il dovere di convivere mostrandoci forti. Perché spaventarci e urlare dal terrore appena ci tocca qualche minima disgrazia? Non dovremo, invece, considerare sempre l’altissimo livello raggiunto dalla nostra splendida civiltà?
Quel che conta, nel nostro piccolo, è l’efficace ed efficiente, nonché fattiva, collaborazione che l’Amministrazione Comunale – e, mi permetta, io in prima persona – da sempre vanta con l’Arma dei Carabinieri e con il Maresciallo Uccellatore, il cui valore e merito sono ben stati esaltati in questi pur tragici momenti per la vita della comunità. E conta, altresì, la fiducia reciproca che ci lega a don Luigi, il nostro amato parroco che non ha affatto penato, come Lei invece sostiene, nel trattare con i miei concittadini.
A questo proposito sono costretto a specificare che non è giusto approfittare di alcune spigolature di carattere tipiche di qualche personaggio come Lei fa con il maresciallo Uccellatore che, pur essendo meridionale e quindi di carattere passionale e di spirito indipendente, rimane un validissimo membro dell’Arma. O come fa con il nostro amico Cosenza, che pur essendo orgogliosamente calabrese, rimane un valido e onesto costruttore edile; o ancora con il troppo giovane, e forse per questo solo un po’ confuso, Ivan Merletti.
Mi preme poi specificare che né io né la mia Giunta possiamo essere in alcun modo assimilati al «Barberini Gabriele, politico corrotto».
La precisione dei ritratti dei Suoi personaggi, Prof. Laino, nella circostanza del Sig. Barberini, lascia il posto a una sospetta vaghezza e a una qualche pericolosa insinuazione. È doveroso precisare pertanto che il Sig. Barberini non ha nulla a che fare con l’Amministrazione di Brughiera Seprio.
In ogni caso, professore, mi permetto di ricordarLe quel tanto disatteso principio del diritto penale, che passa sotto il nome di “presunzione d’innocenza”. Non si presti, caro professore a cedere alla libidine delle manette facili, a perseguire finalità politiche e partitiche all’interno di aule di giustizia.

Egregio Professore, invito caldamente sia Lei che i suoi lettori a considerare, apprezzare ed esaltare, il forte senso di identità che i cittadini di Brughiera Seprio vogliono preservare come esigenza di sopravvivenza e come vanto. Le nostre profonde radici non si toccano!
Nel suo precedente romanzo, Lei affrettatamente risolve la questione dell’identità, azzardando un «siamo tutti ugualmente bastardi». Ebbene, Professor Laino, mi permetta di dissentire. Rivendico con forza la dignità dei valori, che da generazioni gli abitanti di Brughiera Seprio – nati, vissuti e morti qua – si tramandano di padre in figlio. Valori non contrattabili, non barattabili, non svendibili. La nostra è gente tranquilla, ma “tranquilla” non vuol dire addormentata; la nostra è gente buona, ma “buona” non vuol dire stupida; la nostra è gente moderata nei consumi, ma “moderata nei consumi” non significa individualista ed egoista. E sa, caro Professore, chi sono i primi ad apprezzare i nostri valori? Gli extracomunitari, quelli bravi, che qua risiedono e si integrano senza problemi.
Per chi pensa che il permesso di soggiorno sia un lasciapassare per delinquere, qua non c’è spazio; per chi, invece, viene per rimboccarsi le maniche e guadagnare onestamente il pane, Brughiera Seprio, grazie alla tolleranza e al buon cuore dei suoi cittadini, sarà il posto ideale.

Caro professore, qua si lavora. Un modo migliore per far funzionare la società non è ancora stato inventato. Attraverso il lavoro, il sudore, il sacrificio, abbiamo fatto grande questa terra. Da secoli. Il nostro sgobbare, a maggior ragione in tempi di crisi come questo, è un onore.
Mi permetta, caro Professore: l’arte e la poesia sono così belle, così affascinanti. Ma con l’arte e la poesia non si mangia. E non si dà da mangiare alla propria famiglia.Mi scusi se sbaglio, ma nei suoi volumi mi pare traspaia una concezione di lavoro, assimilabile a un disvalore.
Lavoro come giogo, lavoro come condanna, lavoro come schiavitù. Ma come è possibile una tale trasfigurazione? Il lavoro, certo, è regolato da norme e diritti, ma è normale e giusto che sia così. Quelle norme e quei diritti, vanno fatti valere e rispettare. Chi non accetta questa elementare regola è fuorilegge; io come Sindaco e la nostra Amministrazione compatta, siamo sempre stati vigili nel garantire il rispetto delle regole.
Di tutte le regole. Come recita quel vecchio adagio? Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Mi pare che nei suoi libri, i pochi alberi caduti abbiano avuto più spazio della foresta che cresce, una foresta composta da piante di diverse specie. Diverse specie, che proprio a Brughiera Seprio scelgono di mettere radici, che proprio a Brughiera Seprio trovano terreno fertile per crescere rigogliose.

Tanto le dovevo, caro Professore. Tanto dovevo alla mia gente, ai cittadini di Brughiera Seprio.

Distinti saluti.

Venisero, ragionier Giuseppe
Sindaco di Brughiera Seprio

Avviso per il lettore

Ho avuto il piacere e l’onore di leggere in anteprima Dentro casa e appena fuori. L’autore ha avuto la gentilezza e l’incoscienza di chiedermi una presentazione. A pretendere spazio e a chiedere la parola, però, è stato il Sindaco di Brughiera Seprio in rappresentanza dei tanti personaggi così intensamente animati da Laino e che, in gran parte, sono gli stessi del suo precedente romanzo.
Giuseppe (Bepi) Veniserio esiste in Dove son nato non lo so. E non solo lì.
Ah, quanti Giuseppe Veniserio si incontrano anche fuori dai libri! Almeno uno per ognuna delle altrettanto numerose Brughiera Seprio esistenti nelle nostre super sfruttate lande.Perché se le vicende trattate nei romanzi di Laino sono, come ovvio, localizzate in un luogo ben precisato, i personaggi e le problematiche riguardano un pezzo ben più vasto di umanità.
Penso, comunque, che Giuseppe Veniserio non mi sia molto simpatico.Del resto, sono convinto che neppure io lo sia a lui.

L’educazione, a questo punto, vorrebbe che mi presentassi. Il problema è, però, che non so come farlo: dentro casa mi chiamano in un modo, appena fuori è già tutto diverso.
Capita che, in un tragitto a piedi di due chilometri, ad esempio percorrendo la splendida e ancor viva via Gaggio, mi si chiami in tanti modi diversi: c’è chi usa una sola sillaba del nome, c’è chi a quella sillaba aggiunge una ipsilon, c’è chi invece raddoppia bellamente una consonante o chi invece usa solo il cognome.
Poi capita addirittura chi mi chiama con un nome totalmente nuovo, in un alfabeto diverso, dall’andamento opposto a quello che sto usando or ora.
Per ognuno di quei richiami, io mi volto sempre.
Per ognuno di quei nomi c’è un incontro, una storia, un momento di vita condivisa, che contribuisce a formare il mio presente e che adesso sta dettando i movimenti delle mie dita sulla tastiera.

In questo virtuoso e inevitabile processo di meticciato si inserisce il romanzo di Laino. Ma ho già detto troppo.
È tempo di scoprire la storia e i personaggi di Dentro casa e appena fuori.
Un caro augurio di buona lettura e di virtuosa contaminazione.

Libero Abdellah Morveti

6 risposte a Dentro casa e appena fuori

  • Giuseppe scrive:

    Riccardo Lorenzi scrive:
    6 febbraio 2013 alle 23:53 (Modifica)
    Dicono che i libri ci cercano. Io ho trovato il tuo per caso nella cartolibreria di Ferno “Cartoidea”. L’ho comprato nonostante la bocca all’ingiù di Francesca (“poi dimmi se ti piace….”).
    A me è piaciuto. Già uno che scrive usando periodi corti, poche subordinate, punteggiatura a tempo con la mia respirazione già mi predispone bene. E il contenuto…ah, il contenuto! Bella frustata a chi, come me, si professa ancora comunista ma apprezzo il tuo punto di vista. Diciamo che hai ragione ma ancora non lo so.
    A volte disperante, a volte speranzoso..Bah, a me sembra prevalga la speranza. Uccellatore è simpatico, profondo e mi sono innamorato del suo cavolo nero.
    Quando vengo su compro pure il primo.
    Grazie e basta così. Non sono bravo nelle recensioni.

  • Giuseppe scrive:

    Ricevo dall’amica Silvina questo suo prezioso commento:

    In questo secondo romanzo ambientato ancora a Brughiera Seprio e dintorni, siamo giunti al presente. I tempi sono cambiati; il progresso con le sue conseguenze positive e negative, ha condizionato anche le menti e le vite degli abitanti della zona. La società sta diventando multietnica non per scelta, ma per necessità. Neppure la politica ha saputo trovare le risposte ai bisogni dell’uomo, come sembrava possibile.
    Si sentono, tra le pagine, l’illusione e la delusione per aspettative mancate, come anche la difficoltà di cercare nuove strade, di mettere d’accordo ideali e problemi concreti.
    Le tante vicende sociali, politiche e umane si susseguono, si dipanano accompagnate da discorsi, misteri da risolvere, scelte di vita quotidiana. Contrasti forti animano personaggi, che faticano a stare al passo coi tempi (nel bene e nel male), accanto ad altri che precorrono i tempi attuando cambiamenti sociali con scelte personali, penso in particolare al simpatico maresciallo vegano dall’improbabile cognome… (simbolico?) e alle sue ricette.
    Ciò che mi colpisce maggiormente però, durante e al termine della lettura, sono le donne. Triste tempo per loro, relegate ai loro pensieri e mestieri in un mondo ancora di stampo maschilista, che poco spazio lascia alla loro poesia… sensibilità d’animo e ricerca di luoghi e armonia.
    Ed ecco che Eva fugge in Spagna, dove potrà esprimere la propria creatività ed emanciparsi da logiche che non le appartengono più. Anche Beatrice scappa dal marito tiranno… Altre mogli invece condividono con loro, scelte diverse.
    Che dire di Alcina? E’ per me un simbolo. Figura pragmatica e idealista… alla quale non basta più narrare favole ai figli e scrivere di sogni… Li vorrebbe realizzare lei, o almeno condividere a fondo, nel tentativo di sentirsi compresa e amata nel suo intimo, soprattutto nel suo intimo. O di riuscire ancora ad amare un mondo al quale fatica ad adeguarsi…
    Sorte peggiore tocca a donne giunte da altri paesi. Clandestine e sfruttate in capannoni fatiscenti… o peggio, uccise, come Tawiah e le sue amiche… Sarà ancora una donna che permetterà di arrestare l’assassino.
    Voglio sperare nel futuro e nel terzo romanzo. Chissà che l’altruismo di Alcina, il libro che stava scrivendo, la consapevolezza degli uomini che l’amavano insieme con quelli che, per altre vie provano a rendere questa società migliore… ci “restituiscano” un mondo di pace, nel quale potersi impegnare per vivere ed essere felici, insieme.
    Silvina Petterino

    Ferno, 16 gennaio 2013

  • Giuseppe scrive:

    23/11/2012 di rob

    Domenica scorsa ho partecipato alla presentazione di un libro, un romanzo. Il romanzo si intitola Dentro Casa E Appena Fuori. L’autore è Giuseppe Laino. Ho avuto il piacere e l’onore di leggere e apprezzare il romanzo prima della pubblicazione. Dentro Casa E Appena Fuori mi è piaciuto da subito. Il titolo, intendo. Anche il resto, certo, ma il titolo è una chicca. Il titolo, in un romanzo, è importantissimo. Prendi per esempio La Solitudine Dei Numeri Primi: la metà del successo di quel libro, ne sono certo, è dovuto al titolo.

    Ieri il titolo mi è tornato in mente. Dentro Casa sono io, più o meno sereno e tranquillo, affaccendato nelle faccende mie quali per esempio vincere al gioco on-line del Carrefour oppure capire come far durare di più la batteria del mio smartphone; Appena Fuori, a cento metri in linea d’aria dal mio appartamento, è in corso una guerra tipica dei nostri tempi e nei nostri luoghi: da una parte i lavoratori e dall’altra i titolari della ditta. Il campo di battaglia è il tetto del capannone. Striscioni alle finestre. Lacrime, grida, ambulanze. Di tutto quel che succede Appena Fuori, qua, Dentro Casa, so poco o niente. La prossimità non ha bucato la bolla di indifferenza nella quale mi ritrovo a galleggiare. Qualche titolo di giornale, niente più. Ho saputo qualcosa non perché abbia letto il giornale, ma perché ho letto il labiale di un giornalista, un amico. Era proprio nei pressi del capannoni, così, terminata la cronaca, gli ho suggerito una deviazione a casa mia per un tè. E per un resoconto di quanto stesse succedendo Appena Fuori.

    Non sono orgoglioso del mio menefreghismo. Al contrario. Mi verrebbe da inviare a mezzo blog la solidarietà a quei lavoratori, ma non lo faccio. Mi sentirei ipocrita. Nemmeno loro, del resto, invierebbero solidarietà a me per le mie continue sconfitte al gioco on-line del Carrefour. Siamo pari, ognuno in fondo spericolatamente perso dentro i fatti suoi.

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  • Giuseppe scrive:

    Roberto scrive:
    24 novembre 2012 alle 16:53 (Modifica)
    Caro Giuseppe, aspettando la prossima presentazione pubblica del libro, mi sono portato avanti e l’ho letto per intero. Ne sono rimasto piacevolmente sorpreso e vorrei lasciarti alcuni spunti.

    Partendo dalle critiche costruttive, ho trovato spesso il linguaggio dei dialoghi troppo “alto”, quasi più adeguato ad una prosa che ad un discorso diretto. Questo aspetto l’ho ritrovato anche nelle prime fiabe, quelle raccontate a voce: il lessico utilizzato, così come la costruzione delle frasi, mi risultano difficili da immaginare in un dialogo o in un racconto inventato sul momento.
    Ho trovato anche un po’ pesante leggere le sezioni in cui, attraverso i personaggi, veicolavi alcune tue personali idee (o almeno penso lo siano), ad esempio nel cap. 1. Mi rendo conto tuttavia di come non sia per nulla facile tentare di esprimere delle idee in un romanzo.

    Venendo invece agli aspetti che più mi hanno positivamente colpito o affascinato, vorrei sicuramente partire dalle ricette vegane: un modo intelligente per fare cultura su un argomento troppo spesso dimenticato o ridotto a fenomeno “da fricchettoni” nella cultura carnivora dominante oggigiorno.
    Ho apprezzato molto anche l’approfondimento sul Corano a pp. 131 e seguenti: ben fatto, ben documentato.
    E come non cogliere profondi riferimenti autobiografici nella storia lavorativa di Vittorino Nerviani!
    Per concludere, la mia menzione d’onore va al povero Gaspare: capace, nonostante mille difficoltà, di vincere i propri pregiudizi ed accettare fino in fondo il “diverso” nella vita quotidiana.

  • Giuseppe scrive:

    Silvia scrive:
    1 dicembre 2012 alle 22:09 (Modifica)
    Anche questo nuovo romanzo é ricchissimo di spunti e anche di tristi veritá (uno su tutti il discorso che Ivan Merletti fa a Gianni Rej sulla conoscenza che non basta mai all’azione e sulla necessità di un coinvolgimento emotivo per convincere le persone della bontà delle scelte).
    I personaggi che popolano Brughiera Seprio e che ho incontrato nella lettura non possono non evocare persone e situazioni che viviamo nei nostri paesi: il razzismo, i pregiudizi, il chiudersi in casa. Ma per fortuna non mancano nel libro (e anche nella vita) personaggi che mi hanno fatto riflettere e ampliare lo sguardo, come il maresciallo Uccellatore.
    Penso che nel romanzo venga fuori molto di te e delle tue scelte, dall’essere vegano alla visione che hai del mondo, della politica e della giustizia.
    Unica nota critica, se così si può definire: come ti ha detto un’altra lettrice, in questo romanzo ci sarebbe il materiale per almeno altri tre ( e questo sicuramente dimostra anche quanto ti sei documentato). E mi è rimasta la curiosità su Louis Michel!

  • rob scrive:

    Caro Giuseppe, sei stato nominato. Da me. Stavo scrivendo un pensierino per il mio blog e il tuo libro mi è tornato in mente. Mi è tornato in mente il titolo, così bello e così evocativo.

    Ho letto il titolo, ho letto il libro: entrambi mi piacciono tanto. Nel penserino del mio blog parlo del mio personalissimo “dentro casa” e del conseguente “appena fuori”. E non ne esco molto bene. È che nel mio blog il gioco e la serietà si fondono e confondono. E in ogni caso non c’è momento più serio del gioco. Facciamo così: ti lascio il link che porta al pensierino così lo leggi anche tu! CIAO! http://zenzerob.wordpress.com/2012/11/23/dentro-casa-e-appena-fuori/

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