MANIFESTO CONVIVIALISTA – Dichiarazione d’interdipendenza

 

 

   

Autori Vari

   

Manifesto Convivialista

Dichiarazione d’interdipendenza

   

  

  

Edizioni ETS

 

Un gruppo di intellettuali, provenienti da correnti di pensiero diverse, collaborano insieme alla stesura di questo piccolo libro, che vuole essere il tentativo di delineare i contorni di un altro mondo possibile.
Mai come oggi l’umanità ha potuto disporre di così tante risorse materiali e competenze tecnico- scientifiche.  Ma non si può dire che questa ricchezza e potenza sia accompagnata da un aumento della felicità del genere umano. Inoltre il progresso non può proseguire all’infinito senza minare la sopravvivenza stessa dell’uomo.
Possiamo innanzitutto identificare le minacce  presenti: riscaldamento globale, inquinamento, indebolimento degli ecosistemi, catastrofi nucleari, riduzione delle risorse energetiche, diffusione della povertà anche nel continente europeo, divario sempre maggiore fra ricchi e poveri, crisi politiche e ideologiche, guerre, terrorismo e crescita dell’intolleranza, diffusione di reti criminali occulte che sono diventate potenze economico-finanziarie ormai infiltrate un po’ ovunque.
In questo quadro  nasce il progetto del convivialismo, con la proposta di aprire un dialogo critico tra tutte le dottrine esistenti (religiose e secolari), al fine di formulare un’idea di convivenza all’altezza delle sfide attuali che minacciano la sopravvivenza del genere umano.
Si manifesta quindi il bisogno autentico di “far numero” per guadagnare la forza necessaria ad opporsi agli squilibri del mondo.
Chiameremo allora Convivialismo tutto ciò che, nelle dottrine esistenti, laiche o religiose, concorre alla ricerca dei principi che permettono agli esseri umani di rivaleggiare e di cooperare nella piena coscienza della finitezza delle risorse naturali e nella preoccupazione condivisa per la cura del mondo. Non vuol essere una nuova dottrina che si sostituisce a quelle esistenti, ma vuol prendere il meglio da ognuna di esse per dare forma a una via nuova.Una sintesi efficace del convivialismo è espressa nella “Dichiarazione di interdipendenza”:
Eccone i 4 principi fondamentali:

  • il principio di COMUNE UMANITA’: esiste una sola umanità al di là delle differenze di colore, di nazionalità, di genere e di censo;
  • il principio di COMUNE SOCIALITA’: i rapporti sociali sono la più grande ricchezza dell’umanità;
  • il principio di INDIVIDUAZIONE: ogni individuo deve sviluppare la propria singolarità;
  • il principio di OPPOSIZIONE CONTROLLATA: permette agli esseri umani di differenziarsi, pur controllandone i conflitti.

Oggi esistono molteplici iniziative e movimenti che hanno in comune la filosofia del convivialismo: associazioni per la difesa dei diritti umani, delle donne, dei lavoratori; l’economia sociale e solidale, le cooperative di produzione e di consumo, il commercio equo,  i movimenti ecologisti, l’economia del contributo digitale (Linux-Wikipedia…), i commons, gli indignados, ecc…
Scopo primario di questi movimenti è la ricerca  del con-vivere nel rispetto gli uni degli altri e della natura.
Occorre creare una società dove ogni essere umano abbia la possibilità di realizzarsi, dando spazio alla diversità degli individui, dei gruppi, dei popoli, ma nello stesso tempo facendo in modo che la diversità non si trasformi in contrapposizione, conflitto e guerra.
E’ necessario allora fare del conflitto, della diversità, una forza di vita e non di morte, che è poi il precetto che sta alla base di molte religioni, filosofie e ideologie politiche.
Questa società, secondo gli intellettuali che hanno contribuito al manifesto convivialista, dovrebbe basarsi su una dottrina condivisibile, fondata su questioni ben definite:

  • Questione morale: ciò che è permesso;
  • Questione politica: legittimità del potere;
  • Questione economica: come e quanta ricchezza produrre;
  • Questione ecologica: rapporto con la natura;
  • Questione religiosa e spirituale: rapporto con il sovrannaturale (deve essere una libera scelta personale).

Le ideologie oggi predominanti non affrontano questi problemi; esse auspicano uno sviluppo che permetta una crescita infinita volta a portare il benessere a tutta la terra, ma ciò non fa altro che creare nuovi conflitti e contemporaneamente distruggere il pianeta.
In questo contesto per di più, la politica non sembra oggi in grado di riformulare l’ideale democratico in modo accettabile.
Un fenomeno che si è verificato a partire dagli anni ’80 è stato il progressivo assoggettarsi di tutti i settori del sapere ad una visione economicista, dalle scienze sociali alla tecnica, all’arte. Vengono messe da parte tutte le regolazioni di tipo sociale e politico, a vantaggio della sola regolazione di mercato.
Esiste una grossa responsabilità da parte della scienza economica che ha contribuito a plasmare questa società, al cui centro sta l’homo economicus, senza rendersi conto delle catastrofi che da qui possono derivare. In una società di questo tipo niente viene fatto (o si chiede venga fatto) per senso del dovere, per solidarietà o per il gusto di un lavoro ben fatto o, tanto meno, per il solo desiderio di creare qualcosa di bello e piacevole. Un compito intellettuale e teorico prioritario è quindi quello di rimettere l’economia e la scienza economica al loro posto. Le scienze umane e sociali devono spogliarsi di queste ideologie economiciste e pensare in modo più ampio. Solo così potremo andare verso una “società del care, basata sull’interdipendenza e sul rispetto reciproco degli individui, sul dono, sul rapporto positivo con la natura e con la cultura.
Dovere di ognuno è lottare contro la corruzione, rifiutandosi di fare per denaro ciò che è contrario alle regole di coscienza e lottando, secondo i propri mezzi, contro la corruzione altrui.
L’atteggiamento di ognuno di noi deve portare all’indignazione: verso coloro che violano i principi di comune umanità. Deve prevalere il sentimento di appartenenza a una comunità umana mondiale attraverso la  mobilitazione degli affetti e delle passioni.
Il modello proposto dai convivialisti è quindi quello di una società post-crescita, una sorta di buen vivir a crescita zero,  basato su:

  • una più equa distribuzione delle risorse, attraverso un reddito di base minimo ed un reddito massimo consentito;
  • l’universalizzazione dei diritti civili e politici, ma anche economici, sociali, culturali, ambientali;
  • l’appoggio ad ogni forma di autogoverno che promuova attività comuni e associative, dando spazio alle comunità e sviluppando l’impegno civico di ognuno, in modo da tutelare i diritti di ogni gruppo al di là e al di qua degli stati e delle nazioni.

Un potente mezzo di democratizzazione sono le reti digitali, che vanno trasformate in un bene comune, accessibile a tutti, esattamente come dovrebbe accadere per l’acqua.
Occorre poi una politica di preservazione dei bei comuni: l’uomo non può più considerarsi padrone della natura, ma deve  restituire alla natura in quantità uguale o maggiore ciò che si è preso (dono e contro-dono).
Priorità assoluta è la diminuzione di CO2 e il ricorso ad energie rinnovabili. Dobbiamo poi creare un nuovo rapporto con gli animali, non più considerati come materiale industriale.
Si avrà così una prosperità senza crescita.
Il mercato e la ricerca di una redditività monetaria sono legittimi se rispettano, attraverso i diritti sociali e sindacali, i postulati di comune umanità e di comune socialità, in coerenza con il rispetto ecologico.
È necessario lottare contro le derive speculative, regolando l’attività bancaria ed i mercati finanziari e delle materie prime, limitando la dimensione delle banche e mettendo fine ai paradisi fiscali. Le nuove tecnologie devono essere al servizio dell’edificazione di una società civile locale e mondiale. Occorre poi diminuire i tempi del lavoro ed espandere l’economia sociale associazionista (sociale e solidale). Sempre più persone, nel mondo intellettuale e non, cercano una via d’uscita, “un altro mondo possibile”, prima che il declino delle nostre società diventi irreversibile.

Io penso che nel nostro piccolo possiamo dare un contributo, ciascuno con le proprie capacità e le proprie convinzioni, nelle piccole cose di ogni giorno. Appoggiando, con le parole e con i fatti, tutto ciò che va nella direzione di un nuovo rapporto con gli esseri umani, la natura e gli animali. Respingendo ogni forma di ingiustizia e di intolleranza e cercando di stabilire tra di noi rapporti più umani. Non ne trarremo forse un vantaggio economico, ma sicuramente vivremo molto meglio.

Per chi voglia ulteriormente dedicarsi all’argomento, ricordo che molti di questi pensieri sono già stati sviluppati, con un notevole approfondimento politico-ideologico,  nel libro di Giuseppe Laino: “Modi e Luoghi del Comune”.

L.F.L.

Ferno, 02.12.2014

Una risposta a MANIFESTO CONVIVIALISTA – Dichiarazione d’interdipendenza

  • ANTONIA E SERGIO scrive:

    ciao Lorenza,
    grazie per questa informazione preziosa ed interessante .
    Ci ripromettiamo di leggere questo libro che sembra riportare i principali punti in cui anche noi crediamo e che sarebbe necessario
    sviluppare per un futuro migliore.

    cari saluti

    Antonia e Sergio

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