La mia malattia: epilogo

Sono ormai passati diversi mesi da quando, il 19 febbraio 2014, Giuseppe ci ha lasciato.
Su questo sito ha raccontato la sua malattia.
L’ultimo scritto pubblicato risale a fine agosto 2013, ma per un po’ di tempo ha continuato a scrivere i suoi pensieri, fino a quando ne ha avuto la forza.
Di seguito riportiamo alcuni appunti che risalgono all’ottobre 2013.

“Purtroppo non sono riuscito a fare gli aggiornamenti che pensavo. E’ da tempo che ormai non scrivo più niente e gli amici se ne sono accorti. Non riesco più neppure a leggere e quindi ricevo anche poche sollecitazioni. Mi dispiace comunicarvi così cattive notizie, ma le cure che fin’ora ho fatto (radioterapia e chemioterapia) non hanno dato risultati apprezzabili. Ovviamente continuiamo con chemioterapie diverse e mi dicono che non è ancora giunto il momento dei saluti ma io mi sento incapace di tutto. Saranno gli antidolorifici a base di morfina o la malattia stessa che si è espansa. L’unica cosa che ancora faccio con piacere è rispondere a qualche sms che qualcuno di voi ancora mi manda. Grazie a tutti.
Giuseppe”

Poi qualche pensiero è riuscito a dettarlo, nei momenti in cui la malattia gli dava un po’ di tregua, pur non permettendogli più di scrivere.
Come il messaggio inviato agli amici in occasione degli auguri a fine anno 2013:

LA VOCE DEL MONDO

C’è Giovanni che pensa al Franco
E Alessandro all’Alberto, il caro amico di sempre.
Ciascuno, in queste feste, ha più d’uno a cui pensare.
Eppure parecchi, troppi, rimangon soli. Senza una notizia,
un pensiero. Una preghiera.
Senza la voce amica di chi potrebbe confortarli e dar loro coraggio.
Sono la maggioranza coloro che soli si pensano abbandonati,
coloro che soffrono i patimenti della fame, della guerra
e che non hanno mai avuto speranze.
Ma forse non sanno che stanno liberando il mondo,
con un forte, possente, continuo e unico urlo di dolore.
Questo urlo penetrerà per sempre nelle anime e nei cuori di tutti.
A poco a poco diverrà il nostro comune comunicare. A poco a poco cambierà il mondo.
Ma in quest’urlo ci sarà qualcosa di strano. Di mai udito. Di mai avvenuto.
Ci saranno voci fatte con parole straniere. Ci saranno anche stridii, versacci spaventosi
che non tarderemo a riconoscere. I nostri fratelli animali che soffrono al nostro pari e la natura tutta consumata fino a divenir deserto si uniranno a noi.
Saremo finalmente un solo corpo.
Saremo finalmente una sola anima.
Saremo finalmente un nuovo mondo.
[Giuseppe, 23/12/2013]

In seguito un seguirsi di momenti sempre più difficili, alternati a pochi momenti sereni.
Sempre con la consapevolezza, ben presente fin dall’inizio, che era possibile lottare, con coraggio e determinazione, con tutte le proprie forze, ma non era possibile vincere contro la malattia.
Ci ha lasciato un grande esempio di forza, di volontà e voglia di vivere, che è per noi la motivazione per non lasciarci sopraffare dal dolore, di fronte ad una perdita così tragica e incommensurabile.
Ancora una volta lasciamo che siano le sue parole, la sua poesia, a parlare per noi:

Non rivedrò più i volti

Non rivedrò più i volti che un tempo
neppure lontano impregnavano cose:
eran giganti nei loro gracili sogni
e il mondo ridevano, saldi come rocce.

Non udrò più cantare i loro nomi
dai pochi dimentichi amanti rimasti.
Li ha resi tenui fantasmi il tempo fuggito,
il tempo che brucia e perde speranze.

Eppure parla ancora di loro ogni cosa
e duole trovarli ovunque si guardi,
in ogni cosa da loro toccata, in ogni cosa
da loro soltanto guardata.
Bisbigliano ancora parole sconnesse:
sono a noi con unghie avvinghiati.

Non rivedrai più il mio volto.
Sarà fra un breve lasso di tempo
anch’esso sbiadito e confuso
e ti addolorerà pensarmi al passato
ma ancora in ogni cosa presente.

Ti addoloreranno i modi cattivi
e le voci urlate e rabbiose di pochi momenti.
Ci siamo amati di un amore intenso
ma saprai ripensare solo a quei pochi momenti,
e afflitta, ne piangerai a lungo.

A che ne è valso, penserai.
A che ne è valso,
se il nostro tempo sfugge senza alcuna memoria,
se il nostro mondo dura solo il tempo di uno sguardo.

Il nostro mondo dura solo il tempo di uno sguardo, ma in questo sguardo possiamo metterci tutto quel che siamo, senza aver paura di non avere abbastanza da condividere, senza timore di rimanere vuoti, accettando di svuotarci di quel che siamo per dare agli altri; e da loro riceveremo, di loro ci riempiremo, fino a cancellare ognuno di quegli odiosi vuoti che ci crescono dentro, pieni solo delle paure che, troppe volte, ci separano e ci nascondono dal quel che c’è di buono e di bello su questa vecchia terra dove siamo, pure senza averlo chiesto, capitati.
Nostra intenzione è mantenere in vita questo sito e, per come saremo capaci, continuare a dare un piccolo contributo con i nostri pensieri, le nostre esperienze.
Ognuno dei vostri commenti sarà sempre cosa gradita.

09 Settembre 2013

Lorenza

2 risposte a La mia malattia: epilogo

  • Bianca scrive:

    Grazie Lorenza per aver voluto condividere queste parole di Giuseppe.
    Dopo aver letto il tuo post, sono andata a rivedere alcuni degli scritti di Giuseppe che maggiormente mi avevano colpito e ho ritrovato una frase che, più di tutte, mi ricorda il suo coraggio e la sua voglia di combattere: dopo aver descritto le sofferenze della malattia, raccontando alcuni episodi di vita quotidiana (una cena in famiglia, i gatti che sonnecchiano sul divano, l’incontro con un vecchio amico), commentava “Come fare a non amare la vita?”.
    Un insegnamento importante per non perdere di vista le cose importanti che, seppure “piccole”, rendono davvero la vita degna di essere vissuta.
    Un abbraccio.

  • silvina petterino scrive:

    Di nuovo ho pianto. Eppure sento che tu, Giuseppe sei ancora qui con noi, con parole, emozioni e quel modo particolare di parlare delle cose come sono, nel bene e nel male. Mi fa contenta che Lorenza continui il tuo impegno; un altro modo di portarti con noi che sentiamo la mancanza, durante i silenzi… Grazie a entrambi. Silvina

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