Dove son nato non lo so

 

Ho sempre amato leggere e farmi trasportare dai romanzi in un’altra dimensione, in storie che non avrei mai potuto vivere. Ma ho sempre pensato che i romanzi più belli fossero quelli che, una volta letta l’ultima riga, avevano il pregio di lasciarti dentro delle domande, di risvegliare la coscienza un po’ sopita dalla quotidianità e di costringerti a ripensare, magari in piccolo, il tuo modo di vivere giorno dopo giorno e la corrispondenza di questo con i valori in cui credi.

“Dove son nato non lo so” è uno di questi romanzi: tante storie che si intrecciano e che non solo riescono a trasportarti in un’altra dimensione (pur legata al territorio dove vivo e anche in questo sta l’interessante, per me), ma che ti lasciano dentro tante domande.
Quando ho chiuso il libro ho pensato che questa volta il finale tragico era quanto mai appropriato e che solo così il messaggio poteva essere forte.

Se siamo indifferenti siamo complici, questo mi è venuto da pensare. E alle volte per scuoterci ci vuole proprio la tragicità, purtroppo. Una tragicità che viene da un romanzo, ma che è quanto mai vicina a quello che davvero succede ora, anche qui, nella ricca provincia di Varese.
E la possibilità di esistere in modo più consapevole ce la ricordano anche le storie dei partigiani, presenti nel libro e nella storia recente di questa zona.

Un romanzo non certo da ombrellone, un romanzo per riflettere su quello che è stato, che è e potrà essere e che dipenderà anche da noi, personaggi più o meno consapevoli del romanzo delle nostre vite.

Attendo con impazienza il seguito, con la curiosità di conoscere cosa farà Gianni Rej dei suoi giorni.

                                                                Silvia Roggiani

 22 aprile 2011

 

   

Dentro casa e appena fuori

 

Anche questo nuovo romanzo é ricchissimo di spunti e anche di tristi verità (uno su tutti il discorso che Ivan Merletti fa a Gianni Rej sulla conoscenza che non basta mai all’azione e sulla necessità di un coinvolgimento emotivo per convincere le persone della bontà delle scelte).
I personaggi che popolano Brughiera Seprio e che ho incontrato nella lettura non possono non evocare persone e situazioni che viviamo nei nostri paesi: il razzismo, i pregiudizi, il chiudersi in casa. Ma per fortuna non mancano nel libro (e anche nella vita) personaggi che mi hanno fatto riflettere e ampliare lo sguardo, come il maresciallo Uccellatore.

Penso che nel romanzo venga fuori molto di te e delle tue scelte, dall’essere vegano alla visione che hai del mondo, della politica e della giustizia.

Unica nota critica, se così si può definire: come ti ha detto un’altra lettrice, in questo romanzo ci sarebbe il materiale per almeno altri tre (e questo sicuramente dimostra anche quanto ti sei documentato). E mi è rimasta la curiosità su Louis Michel!

 

                                                             Silvia Roggiani

02 dicembre 2012

  

   

  

 

    

 

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