Francesca Bonoldi

Quotidiano La prealpina del 19 aprile 2011

Nelle librerie il romanzo di Giuseppe Laino

 

Un morto nella brughiera

E Varese si tinge di giallo

 

“Ho cominciato a scrivere all’età di quindici anni, ma poi la vita mi ha allontanato da questa passione, che ho potuto recuperare dopo essere andato in pensione”.

Ha esordito così Giuseppe Laino presentando alla libreria “Feltrinelli” il suo libro “Dove son nato non lo so”, titolo-citazione non casuale da “La luna e i falò” di Cesare Pavese.

L’incontro si è svolto alla presenza dell’editore Pietro Macchione e della editor Chiara Zangarini, che ha condotto la conversazione.

L’autore, che risiede con la famiglia a Ferno, ha spiegato di essersi diplomato alla scuola serale e laureato mentre già lavorava e di aver cambiato una ventina di professioni, senza perdere, però, quella predisposizione alla scrittura come mezzo di riflessione e di indagine sulla vita stessa.

“È come se ci fosse una parte di me in ognuno dei personaggi che invento”, ha sottolineato Laino, nato vicino a Potenza e trasferitosi in provincia di Varese quando era ancora piccolo.

“Non parlo il dialetto della mia regione d’origine, né quello lombardo”, ha precisato, notando d’altra parte la “contaminazione” che pervade ogni luogo.

Eppure in lui è maturato un legame profondo con il territorio, testimoniato anche dalle pagine del suo libro, costituito da tre episodi collegati attraverso il personaggio principale, che conduce indagini su un misterioso delitto: un cadavere rinvenuto nella brughiera. Da qui parte un viaggio fra passato e presente che tocca alcune delle tappe salienti della storia locale di cui la realtà attuale è esito: l’industrializzazione della seconda metà dell’Ottocento, il regime fascista e la Resistenza, sino agli anni Novanta con i suoi mali, dalla speculazione edilizia al lavoro nero.

“L’area del basso Varesotto – ha evidenziato Laino – vede nascere i primi insediamenti industriali a seguito di quella che oggi chiamiamo delocalizzazione, poiché gli stipendi a Varese erano un terzo di quelli di Milano.”

Una parte del romanzo è ambientata nella via del Gaggio, dove sorge l’antica dogana di mattoni rossi, in quell’area verde che l’ipotizzata terza pista di Malpensa “inghiottirà”.

“Un edificio maestoso – ha spiegato lo scrittore – snaturato da un recente restauro che lo fa apparire come un centro commerciale, a testimonianza di una concezione di progresso come distruzione di valori e di segni che ci vengono dal passato.”

         

     

     

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