Commento alle

   

Tesi su Feuerbach

di 

Karl Marx

 

 

Questo prezioso testo fu trovato da Engels in un vecchio quaderno di Marx risalente alla primavera del 1845. Lo pubblicò in appendice al suo opuscolo dedicato a Feuerbach nel 1888. (Ed. italiana: Friedrich Engels – Ludwing Feuerbach – Editori Riuniti, 1972)

Sebbene le Tesi siano scritte nella forma lapidaria dell’appunto, – e forse, proprio per questo conservano un fascino stilistico impressionante – sono di grandissimo interesse in quanto Marx vi riassume quanto da lui acquisito nei suoi precedenti studi.

In questo senso non riguardano esclusivamente Feuerbach, che è analizzato solo in quanto “punto di approdo della filosofia classica tedesca”. Riguardano tutta la filosofia, in particolare quella che aveva avuto la presunzione di riuscire a comprendere tutto ciò che è.

In queste brevi pagine Marx fa i conti definitivamente con il vecchio materialismo e il nuovo idealismo e, in generale, stabilisce irrevocabilmente la fine della vecchia dicotomia materia/spirito, che con una variegata terminologia aveva retto il dibattito filosofico fin dagli inizi della umana civiltà.

Proprio per questi motivi ho da sempre ritenuto fuorviante parlare di materialismo riferendosi a Marx, ma anche di materialismo storico quando si intende definire la sua filosofia. A mio parere sarebbe stato meglio prendere definitivamente commiato da una vecchia terminologia fuorviante. Le parole racchiudono sempre un carico di significati sovrapposti che derivano dalla loro lunga storia e che spesso confondono. A volte, nonostante le difficoltà, sarebbe utile liberarsene.

Karl Marx ha dato senso all’agire – alla vita -  dell’uomo fondando una filosofia della prassi che segna la nascita di un nuovo umanesimo. Con lui la filosofia, così come si era sempre intesa, perde definitivamente di senso.

La sua opera immensa non può essere né capita, né giudicata, dal solo testo che stiamo analizzando, ma ciò che di nuovo stava in quegli anni nascendo, viene annunciato con vigore stilistico e precisione teoretica per la prima volta in queste concise, incalzanti, XI Tesi. 

 

Avvertenze:

Le Tesi sono tratte dal volume Friedrich Engels – Ludwing Feuerbach – Editori Riuniti, 1972. Ho voluto conservare le note ivi presenti, nonostante il rischio di qualche ripetizione, per favorire al lettore una maggiore comprensione del testo.

Il testo a cui maggiormente mi sono riferito è: Mario Rossi – Da Hegel a Marx – La concezione materialistica della storia. Quattro volumi – Feltrinelli Editore, 1975. Il capitolo riguardante le Tesi su Feuerbach, contenuto nel quarto volume, va da pagina 189 a pagina 204.

 

             

I

Il difetto capitale d’ogni materialismo fino ad oggi (compreso quello di Feuerbach) è che l’oggetto 1, la realtà, la sensibilità, vengono concepiti solo sotto la forma dell’obietto 2 o dell’intuizione; ma non come attività umana sensibile, prassi; non soggettivamente. Di conseguenza il lato attivo fu sviluppato astrattamente, in opposizione al materialismo, dall’idealismo – che naturalmente non conosce la reale, sensibile attività in quanto tale -.
Feuerbach vuole oggetti sensibili, realmente distinti dagli oggetti del pensiero: ma egli non concepisce l’attività umana stessa come attività oggettiva 3. Egli, perciò, nell’Essenza del cristianesimo, considera come veramente umano soltanto l’atteggiamento teoretico, mentre la prassi è concepita e fissata solo nel suo modo di apparire sordidamente giudaico. Egli non comprende, perciò, il significato dell’attività “rivoluzionaria”, “pratico-critica”.

  

1  Qui Marx usa il termine Gegenstand (oggetto nel senso di “ciò che sta di fronte”).
2  Qui Marx usa il termine di Objekt (oggetto, nel senso di «ciò che viene proiettato fuori dal soggetto»).
3 Marx intende dire che il materialismo tradizionale, ed anche il materialismo di Feuerbach, considera l’oggetto come un qualche cosa di separato dal soggetto. Per Marx, invece l’oggetto è anche il risultato dell’attività umana. L’oggetto non è distaccato dal soggetto, quale produttore dell’oggetto stesso. L’oggetto non è soltanto obietto dell’intuizione sensibile, come passiva recettività, ma è il risultato della attività del soggetto, della prassi. Soggetto e oggetto sono distinguibili ma non separabili. La distinzione tra soggetto ed oggetto è metodologica, gnoseologica, non ontologica e organica.L’idealismo ha messo in rilievo l’aspetto attivo del conoscere, ma lo ha concepito come puramente teoretico non come attività umana sensibile, come prassi.La chiave della soluzione, indicata da Marx, del rapporto tra soggetto ed oggetto sta nella funzione della prassi, della pratica creatrice e trasformatrice.

 

Cosa intende Marx:

Ogni materialismo, quindi anche quello di Feuerbach, percepisce l’oggetto e il soggetto come entità distinte e separate. In esso la realtà materiale, quella percepita dai sensi e/o dall’intuizione è ricevuta/accolta solo passivamente. La conoscenza teorica di chi come Feuerbach crede in oggetti sensibili -materiali- separati dall’attività del pensiero, è possibile, quindi, solo grazie al “suo aspetto di recettività, per dirla in termini kantiani.” (Mario Rossi – Da Hegel a Marx – La concezione materialistica della storia. Vol. IV, pag. 190 – Feltrinelli 1975)

La conoscenza diviene un fatto puramente teoretico ed è per questo motivo che ha potuto essere sviluppata in primo piano dall’idealismo che non concepisce l’attività umana sensibile. Feuerbach cade nello stesso errore: non comprende che “l’oggetto, la realtà, la sensibilità” è anche da intendersi soggettivamente come attività umana sensibile, prassi.

Approfondimenti:

1) Il materialismo di Feuerbach rimane in ambito genericamente naturalistico e perciò lontano da qualsivoglia prassi che per definizione riguarda l’uomo.

“L’uomo nulla è senza oggetto […] Così il Sole è l’oggetto comune dei pianeti. Ma non lo è allo stesso modo per Mercurio, per Venere, per Saturno, per Urano e per la Terra. Ogni pianeta ha, per così dire, il suo proprio Sole. Il Sole, nel modo in cui illumina e riscalda Urano, non ha nessuna esistenza fisica […] per la Terra; e il Sole non solo appare  diverso, ma è anche effettivamente diverso per Urano e per la Terra. Il rapporto della Terra con il Sole è perciò nel contempo un rapporto della Terra con se stessa […] Ogni pianeta ha quindi nel suo sole lo specchio del proprio essere. […] Anche le cose più lontane dall’uomo per il fatto che, e in quanto sono a lui oggetti, rivelano l’essere umano. Anche la luna, anche il sole, anche le stelle gridano all’uomo “Conosci te stesso!” La facoltà che egli ha di vederli e il modo in cui li vede, sono una testimonianza della sua natura. La bestia è sensibile solo al raggio di luce necessario alla vita, l’uomo invece gode anche del raggio inutile della stella più remota. Soltanto l’uomo ha gioie e affetti puri, intellettuali, disinteressati, soltanto l’uomo conosce estasi teoretiche.” (Ludwig Feuerbach – L’essenza del cristianesimo – pag. 26/27 – Feltrinelli, 1971)

E qual è per Feuerbach l’oggetto dell’uomo? Il suo specchio, la sua determinazione?

“Ciò che l’uomo pone come oggetto null’altro è che il suo essere oggettivato. Come l’uomo pensa, quali sono i suoi principi, tale è il suo dio: quanto l’uomo vale, tanto e non più vale il suo dio. La coscienza che l’uomo ha di Dio è la coscienza che l’uomo ha di sé.” (Ludwig Feuerbach – L’essenza del cristianesimo – pag. 34)

Quindi secondo Feuerbach l’oggetto dell’uomo non è che una sua estraneazione generica, una proiezione oggettivata di ciò che egli stesso è. Per questo motivo il suo materialismo non può cogliere il valore di una prassi che per conoscere insieme trasforma e che per trasformare insieme conosce.

2) Cosa intende Marx per attività umana sensibile?

Non si tratta di ciò che intende l’idealismo secondo cui il soggetto  creando intuitivamente le proprie sensazioni crea gli oggetti e il mondo. (Come ad esempio l’io trascendentale produttore del mondo di Fichte)

L’attività umana sensibile –oggettiva- è l’atto del produrre già sviluppato nei Manoscritti economico-filosofici del 1844. È l’atto in cui l’uomo conosce e insieme trasforma gli oggetti in una sorta di oggettivazione del soggetto in cui parte di sé (il suo bisogno e la sua forza attraverso il lavoro) divengono parte costituente l’oggetto e di soggettivazione dell’oggetto in cui esso diviene per l’uomo (percepibile, conoscibile, fruibile) grazie alla manipolazione subita.

Conclusioni:

La filosofia della prassi non è, quindi riferita ad un’attività generica, ma all’attività fondamentale dell’uomo, quella che attraverso lo scambio con la natura consente all’uomo di produrre ciò che diviene per lui, cioè che diviene anche il suo corpo e che consente –rende possibile- la sua riproduzione in quanto specie.

L’uomo, in questo passaggio, perde il suo carattere astratto e viene calato nella storia. Solo in questo senso e in quest’ottica è possibile definire il materialismo di Marx: un pensiero che, ridando corpo e sangue all’uomo, finalmente consente una sua realistica percezione.

 

             

II

        

La questione se al pensiero umano spetti una verità oggettiva, non è questione teoretica bensì una questione pratica. Nella prassi l’uomo deve provare la verità, cioè la realtà e il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà del pensiero – isolato dalla prassi – è una questione meramente scolastica. 1

   

1 Qui Marx non contrappone la prassi alla teoria, ma fa della prassi un elemento integrante dell’elaborazione teorica, mentre la teoria riceve dalla prassi la prova della sua validità. La verità del pensiero è potere del pensiero, cioè capacità di trasformare la realtà.

 

Cosa intende Marx:

La validità oggettiva dell’affermazione del pensiero (il suo cosiddetto carattere scientifico) non riguarda la teoria, nel senso che non può essere confermata nella o dalla teoria, bensì la pratica. L’immanenza, cioè l’essere dentro in un rapporto di coessenzialità reciproca nel reale, offre la misura per cui la verità può essere provata. Ma questo rapporto di medesima essenza, questo potere di compenetrarsi e comprendersi è possibile solo nella e con la prassi umana che, legando indissolubilmente attività teorica e pratica in un’unica prassi, comprende e insieme trasforma la realtà.Isolata dalla prassi, ogni disputa ideologica sulla realtà o non realtà del pensiero, cioè sulla sua verità oggettiva, è soltanto una “questione meramente scolastica”.

Approfondimenti:

1) Validità oggettiva/Verità assoluta?

Proprio per il suo bisogno di compenetrarsi in una pratica, la verità, nel marxismo, perde il suo valore assoluto. L’uomo entra in contatto con il suo oggetto (natura) in modalità storicamente determinate. Il suo grado di compenetrazione con essa, la sua capacità di interagire e di comprendere, e quindi di trasformare e utilizzare per sé, gli consentono solo una verità parziale e dipendono dal livello di civiltà raggiunto. In ogni fase di civiltà, comunque, la verità parziale è ciò che consente all’uomo l’interazione –lo scambio- con la natura. Il potere –la capacità d’intervento atto a modificare- del pensiero umano non può, quindi, che verificarsi nella prassi dell’uomo.

2) Critica radicale ad Hegel.

Se, in un’ottica hegeliana la filosofia deve comprendere l’intero, la realtà è ridotta a pensiero. In questo caso il reale è onnicomprensivo e immodificabile in quanto nulla può essere immaginato al di fuori di esso: il non pensiero o la non realtà sono impensabili. Da qui quel bisogno di essere reazionario che tanto caratterizzò il filosofo di Stoccarda.

“Ora, che la storia umana sia la storia della produzione significa appunto che essa, come Marx sostiene nell’Ideologia tedesca, non è la storia degli umani pensieri, come sosteneva Stirner, ma è la storia di un’avvicendarsi e connettersi di operazioni mentali e pratiche, storia della prassi umana, cioè della prassi illuminata dalla ragione. Proprio la concezione materialistica della storia dimostra che Marx è stato veramente il primo a comprendere il carattere operativo dell’indagine teorica, e insieme il carattere razionale dell’umano operare: un vincolo di teoria e prassi che nella storia del pensiero non è stato più dato di realizzare ad alcun filoso che non fosse marxista.

[…] Hegel non conosce l’istanza della prassi né dal punto di vista teoretico né da quello etico. Nella sua filosofia non c’è posto per la novità, per l’imprevisto, per una correzione o confutazione fattuale del puro pensiero che tutto comprende, e non c’è futuro, perché “la filosofia non s’intende di profezia”. (Mario Rossi – Da Hegel a Marx cit. Vol. IV, pag. 195/6)

3) L’educazione che l’uomo riceve non produce automaticamente l’esigenza di un  cambiamento delle circostanze.

Marx non cade nell’errore di trasformare l’uomo in un’astrazione. L’uomo non esiste se non rispecchiando contraddizioni che a loro volta lo educano contraddittoriamente. Gli uomini non sono tutti uguali e sono divisi in taluni grandi raggruppamenti sufficientemente omogenei (classi) hanno fra loro interessi differenziati e contrastanti. Non solo se un uomo sta bene, ma se anche fosse solo convinto di star bene, non ha motivi per cambiare le circostanze che gli consentono questo benessere. Se, invece, un uomo non ha nulla da perdere fuorché le proprie catene (1) è probabile senta il bisogno di un cambiamento.

1 Marx-Engels – Manifesto del partito comunista – Editori Riuniti, 1969 – pag113

Conclusioni:

Nella prassi la teoria si confronta e misura. La filosofia della prassi permette di concepire un mondo in movimento, capace di cambiare e di rinnovarsi.

 

             

III

        

La dottrina materialistica della modificazione delle circostanze e dell’educazione dimentica che le circostanze sono modificate dagli uomini e che l’educatore stesso deve essere educato. Essa è costretta quindi a separare la società in due parti, delle quali l’una è sollevata al di sopra di essa [società]. 
La coincidenza del variare delle circostanze dell’attività umana, o auto-trasformazione, può essere concepita o compresa razionalmente solo come prassi rivoluzionaria. 1

   

1 Engels diede di questo testo di Marx una versione semplificata che suona cosi: “La dottrina materialistica per cui gli uomini sono prodotti dell’ambiente e dell’educazione, e per cui, pertanto, uomini mutati sono prodotti di un altro ambiente e di una mutata educazione, dimentica che sono proprio gli uomini che modificano l’ambiente e che l’educatore stesso dev’essere educato”.
Marx non allude qui all’educazione nel senso pedagogico del termine, ma nel senso più lato di rapporto dell’ambiente con l’uomo e dell’uomo con l’ambiente.
Come l’oggetto non può essere separato dal soggetto (vedi la tesi n. 1) così non possono essere separati educatore ed educato. Il loro rapporto è dato dalla prassi. Nessun rapporto meccanicistico, quindi, tra ambiente e uomo, ma reciproca interazione. 

 

Cosa intende Marx:

Per il vecchio classico materialismo l’uomo è quel che è perché forgiato in un contesto i cui valori dominanti non possono che educarlo e formarlo in quel dato modo. L’uomo può modificare le sue condizioni solo con il modificarsi delle circostanze storico-sociali in cui vive, le quali procedono per moto proprio.

È evidente che l’uomo qui delineato è passivo e incapace a comprendere che “le condizioni fanno gli uomini quanto gli uomini fanno le condizioni.”

Nella realtà le circostanze sono modificate dagli uomini e gli educatori sono a loro volta educati.

Marx intende l’educazione non nel senso scolastico, pedagogico, ma come creazione e diffusione di valori in senso lato, di modi comuni del sentire. In generale, per Marx, l’educatore è colui che regge o governa la società.

Chiarito questo e tornando al testo, il vecchio materialismo non può concepire l’atto dell’educare in senso trascendente, cioè derivato da Dio. È costretto – dal momento che è ateo o agnostico e che intende l’educazione solo in senso passivo – a dividere la società in due parti, una delle quali è al di sopra dell’altra (Educatori/governanti).

Ridare all’uomo un ruolo attivo (fondare un nuovo umanesimo) è possibile solo concependo un coincidere – una stretta corrispondenza – tra cambiamento delle circostanze e attività umana. Ma per arrivare a tanto occorrerebbe dominare le circostanze a tal punto da concepirle come risultato della prassi rivoluzionaria dell’uomo.

(Dominare già implica una manipolazione, una prassi: è il risultato di una comprensione razionale la cui verità è da ricercare appunto in un’attività pratico-critica. (Vedi prima Tesi)

Approfondimenti:

1) In questa III  Tesi è  evidentemente  negato  ogni  sorta di “economicismo”. La società o la situazione economica non si evolve di per sé facendo maturare le condizioni per un cambiamento. Il cambiamento non è e non sarà mai automatico. C’è sempre in agguato la conservazione in altri modi dell’esistente. È solo l’uomo che potrà (dovrà) decidere, ricordando Rosa Luxemburg, fra barbarie o civiltà.

2) Marx rivendica per l’uomo un ruolo attivo che non è un semplice o generico operare. L’uomo crea le circostanze in cui vive e da cui è formato. Quindi l’uomo si educa da sé. Ma il processo di auto trasformazione è manipolato e nascosto: educatori/educati, governanti/governati, rispecchiano una società divisa in classi.

Conclusioni:

       Solo una prassi rivoluzionaria rende consapevole il processo di auto-trasformazione in cui circostanze esterne e attività umana coincidono in un unico progetto.

 

             

IV

        

Feuerbach prende le mosse dal fatto dell’auto-estraniazione religiosa, della duplicazione del mondo in un mondo religioso e in uno mondano. Il suo lavoro consiste nel risolvere il mondo religioso nel suo fondamento mondano. Ma [il fatto] che il fondamento mondano si distacchi da se stesso e si costruisca nelle nuvole come un regno fisso ed indipendente, è da spiegarsi soltanto con l’auto-dissociazione e con l’auto-contraddittorietà di questo fondamento mondano. Questo fondamento deve essere perciò in se stesso tanto compreso nella sua contraddizione, quanto rivoluzionato praticamente. Pertanto, dopo che, per esempio, la famiglia terrena è stata scoperta come il segreto della sacra famiglia, è proprio la prima a dover essere dissolta teoricamente e praticamente. 1   

  

1  Per Feuerbach l’uomo aliena nella divinità la propria essenza infinita, liberata dai limiti che le sono propri. (Per es.: l’uomo pensa e Dio è pensiero infinito, verità assoluta; l’uomo vuole e Dio è volontà onnipotente, ecc,). La religione viene perciò spiegata riducendola alla sua base terrena, all’uomo. Non Dio crea l’uomo, ma l’uomo crea Dio. Ma perché la società umana produce la religione? Perché l’uomo si aliena nella religione? Feuerbach non spiega il perché dell’alienazione religiosa dell’uomo.
Per Marx l’alienazione religiosa può essere spiegata solo se si comprendono le contraddizioni che sono proprie della società umana. In quanto l’alienazione si produce nella società umana (l’uomo si aliena da se stesso, come lavoratore che si estrania dal prodotto del proprio lavoro, dalla propria capacità lavorativa, dalla propria essenza umana – cfr. Manoscritti economico-filosofici, Roma, Editori Riuniti, 1966 -) essa si esprime nell’alienazione religiosa. Perciò l’alienazione religiosa non è che il prodotto dell’uomo che vive nella società, dominata dalla proprietà privata. Per Feuerbach l’alienazione dell’uomo nella religione si supera nella comprensione teorica di questa alienazione; per Marx essa si supera con la pratica rivoluzione che, eliminando, nella società, la proprietà privata, elimina insieme la ragione di ogni alienazione e quindi anche di quella religiosa.

 

Cosa intende Marx:

Dalla IV alla VII Tesi Marx si occupa specificamente di Feuerbach.

In questa IV Tesi Marx denuncia i limiti teoricistici ravvisabili nella visione di Feuerbach. L’esistenza del mondo celeste è smascherato nella sua illusorietà e insieme spiegato con l’autoestraniazione umana. L’uomo crea il suo dio assolutizzando sue qualità e in generale la sua finita essenza o, per meglio dire, quel che in ogni specifico contesto storico, percepisce come sua essenza. (È per questo motivo che la concezione del divino muta nel tempo).

Dato che per Feuerbach, l’oggetto è lo specchio in cui il soggetto si riconosce, svelato questo meccanismo di sdoppiamento – di fuoriuscita da sé – si ripristina la verità.  Il processo è quindi esaurito teoricamente, avviene tutto nelle mente e non ha nulla a che fare con una effettiva pratica umana.

Feuerbach non spiega, però, i motivi per cui lo sdoppiamento avviene e quindi neppure capisce perché l’uomo si debba pascere di illusioni o di ideologie. Né, ovviamente, si pone il problema di come o cosa fare per liberarsene.

La critica di Marx è radicale: ancora una volta dimostra quella indissolubile unitarietà che lega, la conoscenza teorica alla pratica trasformatrice degli uomini.

Le ragioni dello sdoppiamento vanno ricercate nella contraddittorietà del reale. La famiglia umana risolve apparentemente nell’illusione e nel nascondimento le sue contraddizioni, inventandosi di sana pianta la sacra famiglia. Non basta svelare la chimera. A voler risolvere il problema, a voler ripristinare la verità e quindi realizzare una piena (anche se sempre parziale) comprensione della realtà occorre svelare la contraddizioni del reale da cui nasce l’alienazione dell’uomo: ma questo svelamento è indissolubile da una prassi che si ponga l’obiettivo del superamento di quelle stesse contraddizioni la cui conservazione farebbe durare in eterno l’alienazione, lo sdoppiamento.

Approfondimenti:

1) Feuerbach ha compreso il fatto dello sdoppiamento del mondo terreno in uno trascendente, ma non ne ha capito i motivi. Marx compie un rovesciamento pratico che esige la comprensione del fondamento mondano, delle contraddizioni, da cui lo sdoppiamento è generato. Ma la comprensione è indissolubile da una prassi rivoluzionaria trasformatrice. Perché “senza trasformare il mondo non lo si può neppure comprendere (e, naturalmente, viceversa).” (Mario Rossi – Da Hegel a Marx – La concezione materialistica della storia. Cit. Pag. 199)

 

             

V

        

Feuerbach, non soddisfatto dell’astratto pensiero, vuole [aggiungervi] l’intuizione; ma egli non concepisce la sensibilità come attività pratica umana—sensibile. 1

   

1  Questa tesi riprende il motivo della prima, variando nel rapporto di pensiero ed intuizione.

 

Cosa intende Marx:

Non giova a nulla a Feuerbach aggiungere l’intuizione, cioè la capacità di acquisire immediatamente l’oggetto, al ragionamento del pensare logico. Non gli serve perché non concepisce l’intuizione, cioè la sensibilità, come risultato di una interrelazione fra soggetto e oggetto, cioè come risultato della prassi dell’uomo. Per lui l’intuizione è fatto recettivo, passivo.

Per Marx, invece, l’intuizione, cioè l’attività sensibile dell’uomo, è ciò che rende concreto il pensiero dell’uomo: la concretezza del pensiero è, a sua volta, la chiave per un pensare veritiero.

Approfondimenti:

1) L’intuizione è la forma di conoscenza che consente l’acquisizione diretta ed immediata di una verità. Già Platone ed Aristotele avevano distinto la ragione che procede discorrendo da premesse a conclusioni, dall’intelletto mediante il quale l’uomo apprende direttamente ed immediatamente i principi primi.

Alcuni filosofi della tarda scolastica (Duns Scoto e Guglielmo di Occam) qualificarono la percezione sensibile come una forma della conoscenza intuitiva perché anche in essa sono parimenti presenti i caratteri dell’immediatezza con i quali è consentito adeguarsi all’oggetto. (Pronta e acuta percezione di una realtà).

Kant utilizza la stessa terminologia, chiamando le sensazioni “intuizioni empiriche”.

L’idealismo romantico concepisce quel che per Kant era impossibile: il suo concetto fondante è che l’intuizione intellettuale è l’atto conoscitivo particolarissimo che  immediatamente produce il proprio oggetto.

 

             

VI

        

Feuerbach risolve l’essenza religiosa nell’essenza umana. Ma l’essenza umana non è qualcosa di astratto che sia immanente all’individuo singolo. Nella sua realtà, essa è l’insieme dei rapporti sociali.
Feuerbach, che non penetra nella critica di questa essenza reale, è perciò costretto:
1) ad astrarre dal corso della storia, a fissare il sentimento religioso per sé, ed a presupporre un individuo umano astratto – isolato.
2) L’essenza può dunque [da lui] esser concepita soltanto come “genere”, cioè come universalità interna, muta, che leghi molti individui naturalmente1

 

1  Questa tesi riprende il motivo della quarta. L’alienazione terrena, sociale – che spiega l’alienazione religiosa, ed anzi la produce –  è il risultato della storia umana. L’alienazione religiosa non può essere riportata all’individuo concepito come entità isolata, astratta.
Questo individuo – concepito al di fuori della storia e della società –  è ancora l’individuo dell’illuminismo. In questo caso, l’elemento comune a tutti gli uomini è il fatto che essi appartengono ad un unico genere naturale. Il razionalismo astratto si congiunge cosi con il naturalismo. Ma in realtà questo individuo isolato è un’astrazione, non esiste. L’individuo concreto esiste solo nella società e nella sua storia: è individuo sociale-storico. Solo le contraddizioni della storia sociale possono spiegare l’alienazione religiosa.

 

Cosa intende Marx:

L’essenza umana nella quale Feuerbach risolve l’essenza religiosa, è un’astrazione. L’uomo non è sempre la stessa cosa, né riferendosi ad un processo storico che lo muta nel tempo, né riferendosi ad uno stesso contesto storico, il quale essendo comunque ricco di contraddizioni, non presenta mai un’unica, indifferenziata umanità.

Marx non può concepire una natura umana al di fuori della storia dei rapporti che gli uomini hanno instaurato fra loro. Ciò che l’uomo è, secondo lui, è dato dall’insieme dei rapporti sociali che sono storicamente contingenti ma anche, in ogni contingenza, contraddittori.

Perciò Feuerbach è formale ed astratto: concepisce l’uomo solo come un individuo al di fuori della sua storia, che significa al di fuori dei rapporti che ha con gli altri uomini. In questo senso il suo uomo non può che essere un individuo astratto e isolato. Il materialismo in generale, non escluso quello di Feuerbach, non è in grado di cogliere la complessità umana.

Approfondimenti:

1) L’essenza umana è concepita da Feuerbach come un fatto naturale, immodificabile. L’astrazione del pensiero si congiunge quindi al naturalismo.

Ma questo è proprio ciò che Marx critica. L’essenza umana è l’insieme dei rapporti sociali in cui l’uomo si trova a vivere attivamente: l’uomo diviene quel che è, forgiato in un e da un contesto, ma quello stesso contesto è fatto, ed è modificabile, da lui stesso.

Il genere, in quanto universalità che lega fra se tutti gli individui, è in Feuerbach un dato naturale, esterno all’uomo. In Marx l’uomo è un ente sociale, “ente di cui tutte le qualità, tutte le peculiarità, tutte le possibilità ed attività sono sociali: e lo sono tanto nella loro condizione non contraddittoria quanto persino nella loro condizione estraniata, perché l’estraneazione stessa non è prodotta dalla natura né da qualche divinità, ma appunto dall’interno, e per un determinato e contraddittorio intrecciarsi dei rapporti sociali.” (Mario Rossi – Da Hegel a Marx – La concezione materialistica della storia. Cit. pag. 201)

 

             

VII

        

Feuerbach non vede dunque che il “sentimento religioso” è esso stesso un prodotto sociale e che l’individuo astratto, che egli analizza, appartiene ad una forma sociale determinata. 1

    

1  Riprende il motivo della tesi precedente e sottolinea come l’individuo di Feuerbach non sia altro che l’espressione dell’individualismo della società borghese.

 

Cosa intende Marx:

Ogni giudizio su l’uomo non può che essere riferito alla forma sociale specifica e storicamente data in cui esso vive. I suoi sentimenti, come in generale i suoi valori, sono comprensibili solo come prodotti di specifiche relazioni intrecciatesi in una società.

Marx, al contrario di Feuerbach, parla dell’uomo reale, del suo carattere storico da cui non può essere separato: in questo senso l’individuo isolato di Feuerbach è un’astrazione immaginaria che può essere spiegata –capita- solo a partire dalla forma sociale determinata in cui esso stesso vive – la società borghese – che è appunto caratterizzata da una prevalente anche se percepita ideologicamente  come falsa coscienza, atomizzazione dell’individuo.

Approfondimenti:

1) Più tardi,nel 1857, Karl Marx nella sua famosissima Introduzione ai Grundrisse, scrisse: “È soltanto nel XVIII secolo, nella “società civile”, che le diverse forme del contesto sociale si contrappongono all’individuo come puro strumento per i suoi scopi privati, come una necessità esteriore. Ma l’epoca che genera questo modo di vedere, il modo di vedere dell’individuo isolato, è proprio l’epoca dei rapporti sociali (generali da questo punto di vista) finora più sviluppati. L’uomo è nel senso più letterale un animale politico, non soltanto un animale sociale, ma un animale che soltanto nella società può isolarsi.” (Karl Marx – Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica – La Nuova Italia, 1968 – pag. 5)

 

             

VIII

        

Tutta la vita sociale è essenzialmente pratica. Tutti i misteri che trascinano la teoria verso il misticismo trovano la loro soluzione razionale nella prassi umana e nella comprensione di questa prassi.

 

Cosa intende Marx:

La spiegazione dei misteri teorici e/o mistici che hanno infarcito il pensiero umano hanno le proprie radici e quindi la loro spiegazione nella pratica umana. Tutta la vita sociale, anche nella sua specificazione teoretica, ha una valenza pratica. Comprendendo il valore della prassi può percepirsi il condizionamento sociale che fa nascere pregiudizi, credenze religiose e ideologiche. Nello stesso tempo insorge come necessità anche l’esigenza di combattere nell’unico modo possibile tutte queste falsità ed illusioni, eliminando o modificando le circostanze che le avevano prodotte.

 

             

IX

        

Il punto più alto cui giunge il materialismo intuitivo, cioè il materialismo che non intende la sensibilità come attività pratica, è l’intuizione degli individui singoli e della società borghese.

 

Cosa intende Marx:

Come abbiamo già visto il vecchio materialismo intende l’intuizione e quindi  la sensibilità solo passivamente. In una società in cui le relazioni costituenti l’uomo -quelle che fanno sì che l’uomo sia quel che è – sono nascoste, prevale l’ideologia dell’individuo isolato, per cui è il suo punto di vista empirico a dettare legge. Questa particolare falsa prospettiva ideologica (ideologia nella terminologia marxista significa falsa visione del mondo) consentirà al pensiero di intuire il fondamento utilitaristico che regge la società borghese ma solo recettivamente, solo teoricamente, solo passivamente. Lo concepirà, quindi, solo come dato immodificabile perché con l’intuizione si constata, si percepisce ma mai si giunge a problematizzare.

Senza l’ausilio di una filosofia della prassi, la sola intuizione, o recettività sensibile, non consente interventi atti a modificare, ma con ciò non consente neppure la comprensione vera della società borghese.

 

             

X

        

Il punto di vista del vecchio materialismo è la società borghese, il punto di vista del materialismo nuovo  è la società umana o l’umanità sociale. 1

  

1  Marx ripresenta qui la concezione del comunismo come concezione che supera ogni alienazione e che fonda il reale umanesimo.

 

Cosa intende Marx:

L’uomo è un essere sociale: è impossibile concepire l’umanità indipendentemente da una società. La società non è un’astrazione al di sopra dell’individuo (come la concepiva Max Stirner) o un insieme indistinto di singoli individui (umanità non sociale), ma è l’essere sociale dell’uomo.

Riconoscere l’importanza fondativa della relazione che lega e realizza l’uomo significa coscientemente fondare un nuovo umanesimo, concepire un uomo nuovo.

Nello stesso tempo significa prendere le distanza non solo dal vecchio materialismo ma anche dalla società borghese che ne è il suo fondamento pratico.

 

             

XI

        

I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, ma si tratta di trasformarlo. 1

    

1 È questa la naturale conclusione delle Tesi. La fondazione del materialismo storico come filosofia della prassi.

 

Cosa intende Marx:

I filosofi hanno interpretato il mondo, gli uomini dovranno trasformarlo.

La vecchia filosofia, quella appunto dei filosofi, è morta. La nuova filosofia della prassi, quella che apprende camminando, è ciò che gli uomini fanno.

L’indissolubile legame fra teoria e prassi impedisce voli pindarici della teoria. Nessuna fantasticheria è possibile su come o cosa debba essere il mondo trasformato. O su come occorra trasformarlo. La trasformazione è un processo in cui costantemente conoscenza (teoria) e attività (pratica), in un continuo confronto/verifica, vicendevolmente procedono costruendo un’unica, indistinta azione.

Approfondimenti:

1) Nella prima parte dell’Ideologia tedesca, quella dedicata a Feuerbach Marx e Engels scrivono Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente.”. (Marx, Engels – L’ideologia tedesca – Editori Riuniti, 1975 – pag. 25)

2) “Fin qui è giunto lo Spirito del mondo”, aveva detto Hegel, dopo aver seguito il volo circolare dell’uccello di Minerva nel crepuscolo d’un’epoca che la filosofia non valeva a ringiovanire. Marx prende atto di questa triste fine della storia dello Spirito, e rivolto all’altro orizzonte ove il sole è per sorgere, soggiunge:”e di qui comincia la storia dell’uomo.” (Mario Rossi – Da Hegel a Marx – La concezione materialistica della storia. Cit. pag. 204)

 

                                                             Giuseppe Laino

Ferno, 28 maggio 2013

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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