10 febbrario 2013

            Otto poesie

   

                                                  Giuseppe Laino

  

  

  

Non rivedrò più i volti

 

Non rivedrò più i volti che un tempo

neppure lontano impregnavano cose:

eran giganti nei loro gracili sogni

e il mondo ridevano, saldi come rocce.

 

Non udrò più cantare i loro nomi

dai pochi dimentichi amanti rimasti.

Li ha resi tenui fantasmi il tempo fuggito,

il tempo che brucia e perde speranze.

 

Eppure parla ancora di loro ogni cosa

e duole trovarli ovunque si guardi,

in ogni cosa da loro toccata, in ogni cosa

da loro soltanto guardata.

Bisbigliano ancora parole sconnesse:

sono a noi con unghie avvinghiati.

 

Non rivedrai più il mio volto.

Sarà fra un breve lasso di tempo

anch’esso sbiadito e confuso

e ti addolorerà pensarmi al passato

ma ancora in ogni cosa presente.

 

Ti addoloreranno i modi cattivi

e le voci urlate e rabbiose di pochi momenti.

Ci siamo amati di un amore intenso

ma  saprai ripensare solo a quei pochi momenti,

e afflitta, ne piangerai a lungo.

 

A che ne è valso, penserai.

A che ne è valso,

se il nostro tempo sfugge senza alcuna memoria,

se il nostro mondo dura solo il tempo di uno sguardo.

 

 

 

 

 

Desiderio

 

Accoglietemi nel vostro eremo boscoso

come un pellegrino d’altri tempi,

come uno sperduto e fragile cerbiatto.

Nel vostro silenzio avvolgetemi

come le nuvole avvolgono le cime vicine

e fatemi parlare con dio

che degli uomini sono assai stanco.

Avvolgetemi come la terra con chi le ritorna.

Fatemi sentire tutt’uno con dio.

 

 

 

 

 

Uomini

 

È ormai tardi

quando con viso terreo e denti serrati

hai dovuto ammettere,

spaventato dalle tenebre incalzanti

e bagnato dal più freddo dei sudori,

di esserti sbagliato da mille

e forse più generazioni.

È ormai tardi:

i tuoi figli sono ammalati

e vivono in un deserto.

 

 

 

 

 

Alla dea vacca

 

Forse la terra non ha amica più mite di te.

Non ti ribelli al ferro, non sai cos’è violenza

solo i tuoi occhi grandi,

solo i tuoi occhi tranquilli trafiggono i cuori.

Noi non ce ne avvediamo. Guardiamo

i prati verdi e i cieli blu in cui ti hanno calata

in grandi cartelloni, a pubblicizzare latte,

formaggi e altre porcherie.

I nostri figli ti conoscono dipinta,

ai nostri figli è proibito vederti sofferente.

Ma c’è anche qui la stessa grande immagine,

di fianco al banco su cui ti hanno stesa,

squartata in pezzi d’un rosso artefatto,

incelofanata in trasparente petrolio.

Ma che ci fa quel brioso manifesto nel luogo dell’oblio?

La spudoratezza degli umani non ha limiti.

 

 

 

 

 

Migranti

 

E il vento portò l’aroma del sud,

portò l’aria calda e umida

che sapeva di mare.

Portò l’ebbrezza di un sogno

coi granuli fini di sabbia dorata.

Ci lasciammo avvolgere,

chiudendo gli occhi,

respirando piano coi nasi all’insù

e ci sembrò d’essere felici

in altri luoghi odorosi di spezie,

di fiori e di bellissime donne.

Ci sembrò di correre lieti

in ogni paese del mondo.

Non staccavamo gli occhi da noi:

il vento ci portò fin sulle stelle.

Poi, fummo distratti da un nulla,

da un soffio appena più lento,

da un odore diverso, pungente e cattivo

che forse proveniva da noi.

Infine per un lungo solitario attimo,

sgomenti, li vedemmo,

sbattuti dalle onde alte,

trascinati dai venti forti,

consumati dall’acqua, dal sale, dai pesci.

Li vedemmo,

sebbene per un solo lungo solitario attimo,

come fossero qui,

quei morti annegati.

Il loro puzzo era il nostro.

 

 

 

 

 

Omologante mondo

 

C’è un solo sentiero per tutti alla base del monte.

Gira tra alti e bassi in un eterno ritorno.

Esperti e sapienti dicono che è unico e attraente

e che a tentare di sfuggirne si rischia più di un inferno.

 

Mi chiedo da sempre come sfuggire alle frottole,

alle cose già viste, gli stessi visi di sempre,

gli stessi paesaggi, le stesse parole.

 

Non basta inventarsi un dio col suo paradiso:

è cosa vecchia, che riguarda morti,

né sognare che un giorno cambierà,

che un nuovo sole sorgerà.

 

Mi sono stancato di  aspettare l’isola che non c’è.

Di affidarmi ad altri, alle unioni che fanno la forza.

Ai gruppi che fanno pressione.

Cessiamo di allungare le mani

a raccattare briciole, a chiedere elemosine.

 

Quando l’indignazione che ci freme nelle viscere

attribuiremo alla nostra indifferenza,

alla nostra obbedienza, al nostro servilismo;

quando non daremo colpe ad altri

e sapremo riconoscere i nostri vizi;

quando smetteremo di delegare a padroni

il potere di avvelenarci l’aria, la terra, il cibo e l’acqua,

quando riprenderemo quello che è nostro,

avremmo fatto, finalmente, un primo passo,

un piccolo primo passo che muoverà l’aria

in un vento potente che forse riuscirà anche

a trascinare lontano i miasmi del presente.

 

 

 

 

 

 

Israele

 

Degli ebrei mi interessa quanto

dei maomettani o dei cristiani,

dei buddisti o degli induisti.

Vorrei poter criticare chi governa

senza essere accusato di non amare dio.

Vorrei dire fascista al fascista

e illiberale a chi non rispetta diritti.

Vorrei battermi per gli ultimi e gli umili,

per gli oppressi e per chi è tenuto servo.

Vorrei parlare delle ingiustizie di questo mondo

e cercare di rimuoverle

senza dover meritare premi o castighi.

Solo perché sono un uomo.

Solo perché soffro con chi soffre

e muoio con chi muore.

 

La fame, gli odi e le guerre

non hanno nulla a che fare con dio.

 

 

 

 

 

 

Continuo per il mio sentiero

 

Continuo per il mio sentiero

incurante degli strattoni di sguardi fraterni

e di mani che si dicono amiche,

e del vento forte che il corpo fa ondeggiare.

Vedo là, ammirato, fiori di ogni colore

e alberi imponenti e dolci pendii

di erba giallo-arancio cotta dal sole.

I faggi, i castagni, gli abeti verdi

e i loro rumorosi abitanti

mi fanno festa

e assorbono ogni mia attenzione.

Nemmeno la pioggia o il freddo intenso,

la notte buia senza stelle né luna,

possono farmi rimpiangere

il cicaleccio assordante del rifugio

ove puzzolenti bipedi sono intenti

ad almanaccare circa le sorti

magnifiche e progressive

della loro nefasta civiltà.

 

 

 

Una risposta a 10 febbario 2013 – Otto Poesie

  • Elisa scrive:

    Le poesie sono molto belle…anche se in quello che scrivi si nota sempre di piu la tua sfiducia in un possibile cambiamento anche piccolo di questo mondo al contrario in cui viviamo…

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