Stella Mattutina (1031 m)

e Monte Mazzucco (1210 m)

  

    

 

 Dislivello 519 metri. Tempo per la salita: 2 ore

Il primo tratto fino alla cappelletta della Stella Mattutina è comodo. Proseguendo non vi è più il sentiero e la salita nel bosco è, specialmente negli ultimi metri, alquanto irta.

 

L’affilata cresta del Monte Mazzucco (1210 m), partendo dalla cima Lavaggio (1594 m) finisce proprio al di sopra della Ragada di Cravagliana, fra le frazioni di Ordrovago e Sassello Inferiore.

La Regada o Ragada, come ce la descrive Luigi Ravelli nel suo Valsesia e Monte Rosa stampato a Novara nel 1924 (riedito da Arnaldo Forni nel 2007), “indica una località che era prima a bosco e che fu messa a coltura dopo avere tagliato il bosco e abbruciato le radici.” (Volume II pag. 30). Nella Ragada sorgono oggi, Pianaronda, Roncaccio, Sottonoci, Sassello e Ordrovago, tutte frazioni di Cravagliana.

 

 

Partiamo da Pianaronda il mattino di sabato 7 gennaio 2012. Il sentiero, fatto di sasso per tratti molto lunghi, era sempre tenuto in ordine e pulito dai residenti. Fino ad un recente passato gli abitanti dei villaggi, dopo aver suddiviso il territorio in zone di pertinenza delle varie comunità, donavano ognuno intere giornate lavorative per i beni comuni. Così tutte le mattine i bambini di Pianaronda potevano percorre il sentiero in tutta tranquillità per raggiungere le scuole elementari di Sottonoci. Incontriamo prima la casa del Giovanni e della Rosina alla Costa e poi la cappelletta dedicata a San Rocco.

 

   

 

   

 

Ancora il sentiero e poi Sottonoci.

 

   

 

Spuntiamo sulla asfaltata a Sassello Inferiore. Poco oltre Ordrovago.

 

   

 

Il Monte Galerno. Nella prima foto si vedono bene le sue due cime. Davanti a loro, più scura e coperta di alberi, c’è il cucuzzolo della Boccaccia che si vede meglio dalla foto a destra presa uscendo da Cravagliana, poco prima della località Bellaria. In primo piano, nella zona d’ombra, l’agriturismo La Merendola.

 

   

 

Appena superato Ordrovago, dopo una grande curva a destra, si lascia la strada asfaltata per iniziare il sentiero segnalato sulla sinistra da un evidente cartello.

 

   

 

 

 

Il faggeto è semplicemente meraviglioso.

 

   

 

   

 

Arriviamo all’Alpe Solivo.

 

   

 

E poi proseguendo, proprio laddove il sentiero si perde nel bosco, un omino in pietra ci segnala una deviazione. Fatti quattro passi siamo alla cappelletta della Stella Mattutina da poco restaurata.

 

   

 

   

 

    

 

Dopo aver ammirato il panorama e in particolar modo il monte Capio, iniziamo a salire lasciandoci alle spalle il retro della cappella. Il terreno impervio, ghiacciato e in forte pendenza ci costringe a deviare a destra, verso il centro del vallone che scende dalla Cima Lavaggio. Poi iniziamo a salire sul versante opposto.

 

   

 

   

 

   

 

Dopo un tratto con forte pendenza giungiamo sulla cresta del Monte Mazzucco (1210 m) Nella foto di destra la cresta dei monti che separano la Val Mastallone dalla Val Sesia.

 

   

 

Alpe Grasso e Sella di Camplasco dietro la quale c’è Cervatto.

 

   

 

 

Dall’Altemberg al Capio. Nella foto di destra il Monte Capio e il Passo dei Rossi ripreso con lo zoom.

 

   

 

La cresta del Pizzo Tracciora e, a destra, quella del Monte Mazzucco che porta alla cima del Lavaggio (1594 m)

 

   

 

La cima del Monte Lavaggio

 

   

 

Il monte Galerno e i prati ripidi su cui occorre passare per raggiungere le sue due cime. A destra il complesso del Galerno e ai suoi piedi la strada che risale la valle lungo il Mastallone.

 

   

 

Il fondo valle sopra il quale siamo posizionati a picco, ripreso con lo zoom: il ponte sul Mastallone e la strada tortuosa che conduce a Pianaronda. La frazione Molino e le due case con la cappelleta in località Bellaria.

Poi ritorniamo. Scendiamo il ripido versante fino ad arrivare nel centro di un canalone che percorriamo verso il basso.

 

   

 

Arriviamo all’omino che indica la deviazione per la Stella Mattutina.

Superiamo anche l’Alpe Solivo sempre immersi nel faggeto.

 

   

 

   

 

   

 

La Cappelletta di San Rocco, una primula fuori stagione e un uccelletto strano.

 

   

 

   

 

Un ruscelletto e la ripida cresta che ci porta in alto, sul fianco di Pianaronda.

 

   

 

Pianaronda fatata. Siamo a casa.

 

   

 

 

 

 

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